Nell'immagine in alto Rita De Vito, dirigente scolastica a Porto Cesareo.

a cura di Vanessa Paladini

Rita De Vito è la nuova dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo di Porto Cesareo subentrata al Preside Giovanni Perrone, collocato in pensione.


Prof. De Vito, la prima domanda che vorrei farle è quella inerente alla nuova digitalizzazione scolastica, lei è d’accordo con l’introduzione di supporti digitali nelle scuole?
– Se dovessi parlare a livello personale, ti direi che l’odore dei libri è la mia linfa vitale e trovo che i libri, specie quelli più antichi, abbiano un valore senza tempo. Se dovessi invece darti una mia opinione tenendo conto dell’evoluzione digitale che viviamo, ti direi che non posso esimermi dall’accettarla.

Nell’ istituto comprensivo di Porto Cesareo, io ed i docenti, stiamo proseguendo sulla strada dell’ex preside Giovanni Perrone, attrezzandoci di strumenti digitali come LIM (lavagne interattive multimediali), Notebook, in quanto sia il registro di classe sia il registro del docente saranno elettronici.

Vogliamo così rispondere alla procedura ministeriale che impone il CAD (codice amministrativo digitale) ed inoltre diamo alle famiglie di ogni singolo alunno la possibilità di essere informate in tempo reale di ciò che l’allievo fa tramite delle coordinate. In questo modo si crea anche un legame ancora più intenso tra la scuola e la famiglia.

 
– Quali attività di laboratorio si svolgeranno durante il corso dell’anno scolastico? Alcune di queste avranno bisogno di supporti multimediali?
– Si svolgeranno i seguenti laboratori: Laboratorio linguistico con utilizzo di Notebook e cuffie e laboratorio musicale che verrà allestito tramite i fondi europei. Inoltre, per potenziare la preparazione degli studenti abbiamo aderito all’AICA, l’ente che permette il rilascio delle patenti informatiche (ECDL).

I corsi per l’ECDL saranno aperti a tutti gli esterni che vorranno parteciparvi, perciò non ne favoriranno solo gli studenti dell’istituto e questo permetterà uno scambio culturale anche con il territorio. Tra i tanti progetti c’è anche quello di far diventare l’istituto emittente del Trinity, certificato che attesta la competenza linguistica di uno studente nella lingua inglese.

  
La scuola, dato il periodo non felice, sarà in grado allora di rinascere dalle sue ceneri più valida di prima oppure dovrà continuare a vivere in maniera precaria? E ancora, come si dovrebbero valorizzare i giovani secondo lei?
Il periodo è difficile non solo per la scuola, ma per tutto ciò che si vive in questa realtà. Spesso c’è discriminazione tra la scuola italiana – sempre più flagellata dalle spese pubbliche – e quella Europea. La scuola italiana continua nonostante tutto a lottare, anche perché i docenti lavorano assiduamente e sono interessati a sperimentare metodi innovativi d’insegnamento come ad esempio il “globalismo affettivo”.

Il Globalismo Affettivo è un metodo di avvio alla letto-scrittura nella continuità tra la scuola dell’infanzia e la scuola primaria e si rivolge ai bambini sin dai quattro anni, riuscendo a prevenire forme di disgrafia e dislalia.

Il metodo scientificamente validato sui bambini disabili e tanto più su quelli normodotati. Trovo che la scuola pubblica si regga tramite la forte credenza nell’insegnamento, insegnamento visto sempre più come vocazione. A volte è semplice dare la colpa alla scuola, come quando secondo sondaggi risultiamo scarsi in qualche disciplina. Io credo che anche le famiglie debbano collaborare all’abbattimento dell’ignoranza.

Noi come scuola stiamo avviando delle attività per la valorizzazione dell’eccellenza e intendiamo prendere parte alle olimpiadi della matematica, in collaborazione con l’Università Bocconi. Per i ragazzi che invece hanno difficoltà, vogliamo creare un sistema di classi aperte in modo che si svolgano attività sia di potenziamento che di recupero, con l’ausilio anche dell’AUSER – associazione di volontariato e di promozione sociale.


– A proposito di scuola, ci racconti un po’ del suo rapporto personale con la scuola e con l’istituto attuale.
– Ti dirò che questa è la mia prima esperienza con un istituto comprensivo. Ho avuto molto a che fare con le scuole secondarie superiori, sia come insegnante sia come collaboratrice del dirigente.

Diciamo che ho agito sempre in attività di completamento all’educazione. Però, pur essendo subentrata da poco nella dirigenza di questo istituto, posso dire che l’impatto è stato forte. Mi son trovata di fronte a problemi vari: problemi di disagio sociale, disabilità gravi.

Tutto ciò va oltre la cultura e la conoscenza, perciò mi auguro di poter creare un clima di accoglienza, in cui i ragazzi siano ascoltati e compresi. Se i ragazzi non sono sereni, il loro rendimento è scarso e se già vivono in questa realtà malata, il nostro compito di educatori diviene principalmente quello di far trovare al bambino la sua dimensione sociale, il suo personale equilibrio in collaborazione con la famiglia. Insomma, creare ciò che Leopardi definiva ‘l’uman catena’.

Nell’immagine in alto Rita De Vito, dirigente scolastica a Porto Cesareo.

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