Antimo Presicce, noto cantante - pescatore a Porto Cesareo.

a cura di Alessio Peluso

Perché, ma perché questa notte ha le ore più lunghe che non passano mai…” È notte fonda, l’alba del 31 maggio è vicina. Apprendo una triste notizia dai canali social, che via via prende conferma. Antimo Presicce, il noto cantante pescatore ci ha lasciati. Impossibile non imbattersi nella sua voce percorrendo il lungo mare sul quale sostano le “simpatiche paperelle”. Voci di canzoni in voga negli anni ’60 (Albano su tutti) e loquacità assoluta quando si trattava di vendere il pesce ai passanti, attratti da quell’uomo col berretto in testa, tuta e stivaloni, allegro nonostante l’ennesima battuta di pesca e la stanchezza di una notte di lavoro.

Simpatia e disponibilità sono state sue caratteristiche indiscutibili e ne trovo conferma qualche mese fa, quando poco prima dell’avvento della primavera, intercetto Antimo Presicce, per un’importante intervista sull’appassionante storia del calcio a Porto Cesareo. Quando mi presento il sole picchia alto nel cielo e lui ha tra le mani un grosso pesce, è indaffarato, ma in pochi minuti fissiamo un appuntamento, non prima di aver messo in evidenza quanto fosse abituato a ricevere interviste e a fornire informazioni sull’arte del pescatore. Questa volta però si parlerà di calcio ed ecco che qualche giorno dopo si ripresenta con una mascherina neroazzurra, perché l’Inter era la sua squadra del cuore.

Il suo racconto è incalzante, non lesina la mimica delle sue gesta da calciatore, della capacità di anticipare gli avversari, di guidare la difesa da libero (ruolo ormai appartenente al passato), ma soprattutto l’orgoglio di essere stato anche capitano del Porto Cesareo. Con grande senso di responsabilità sarà costretto a dividersi tra calcio, pesca e l’amore per la famiglia, per cui agli inizi degli anni ’70 deciderà di mollare la sua carriera calcistica. Nato il 16 maggio 1944 in quel di Nardò, Antimo Presicce rappresenta l’emblema di una Porto Cesareo antica e semplice allo stesso tempo. Sarà inevitabile ricordarlo così, con la sua mitica barca “Delfino 3GL072” alle spalle. E da oggi avremo la certezza che quel tratto di mare sarà un po’ più triste, senza la guida sicura del suo amato “Delfino”.

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