Bar Mario, morto lo storico titolare.

Via Silvio Pellico, meglio nota come il “viale dei magazzini” perde un pezzo della sua storia. Bar Mario si trovava lì dalla metà degli anni ’70.

a cura di Raffaele Colelli

Ci troviamo da Mario, tanto Mario riapre prima o poi.” No amici miei, Mario è morto, non riaprirà mai più, se n’è andato via portando con sé gran parte dei nostri ricordi più belli legati inesorabilmente alla nostra gioventù e per questo al nostro tempo migliore. Se n’è andato un pezzo di storia, un vero e proprio personaggio, unico nella sua unicità, originale nel suo modo di essere, non assolutamente convenzionale. Decisamente fuori dagli schemi comportamentali che richiedevano quei tempi passati, quasi arcaici, dove spesso era più conveniente mostrare la parte falsa e accomodante del proprio carattere.

Bar Mario.
Il retro del “Bar Mario” dove si collocavano i tavolini e le sedie.

Lui no, lui era vero, lui era quel che era, con il suo carattere schietto, spesso sfrontato e puntiglioso. Lui se ne fregava del giudizio delle altre persone, lui andava dritto per la sua strada. Dovevi deciderlo all’istante, o lo odiavi o lo amavi per sempre senza mezze misure, senza fare calcoli. E noi tutti lo amavamo, per il suo grande cuore, per la sua bontà, per la sua franchezza, per la sua grande intelligenza.

Per questo non ci saranno addii tra noi perché le persone a cui veramente hai voluto bene, che ti hanno insegnato qualcosa nella vita non muoiono mai. Perderemo certamente la tua presenza o la tua voce, ma molte sensazioni resteranno per sempre e indelebili nei nostri cuori. Buon viaggio Mario e ricordati di accendere l’insegna…

N.d.R. Collegandosi alla sezione “Racconti Popolari” sarà possibile leggere il racconto pubblicato negli scorsi mesi da Raffaele Colelli, “Lo scemo del paese ai tempi del Corona Virus”. L’ambientazione è quella del bar dello storico titolare.

Bar Mario, centro degli amici di Azione Cattolica.

a cura di Alessio Peluso

Correvano i primi anni 2000 quando iniziai a frequentare per le prime volte “Bar Mario”. Molti mi avevano raccontato della longevità di quello storico locale e delle sue caratteristiche uniche, soprattutto nella coppia di titolari che lo gestivano. Mario lo trovavi lì dalla mattina presto, poiché c’era da attendere l’arrivo dei cosiddetti “iaticari” (coloro che lavoravano in pescheria), i pescatori stessi, i muratori del posto e quanti altri dovevano recarsi a lavoro.

Un bar d’altri tempi, con le caratteristiche volte a stella, sicuramente ambientato in un contesto a sè stante, perché dai mitici anni ’70 lo stesso Mario, non si era mai discostato. Anche il suo look in effetti rispecchiava una personalità forte. Il suo immancabile codino lungo, camicia e pantalone, oltre ad un sorriso che non era mai di circostanza, ma riservato a quelle persone che realmente lo meritavano.

E pur essendo lontano dal mondo religioso, molti ragazzi dell’Azione Cattolica di Porto Cesareo, adesso giovani o adulti, hanno vissuto quell’ambiente e assaporato quel “caffè” unico nel suo genere. Pausa caffè che si trasformava in piacevoli chiacchierate tra i tavolini o le sedie di plastica. Non mancavano riunioni, programmazioni, risoluzioni di cruciverba, oltre ai tanti personaggi che potevi incontrare presso “Bar Mario”.

I tanti personaggi locali che frequentavano lo storico bar.

Entrare era come tuffarsi in un dolce sapore retrò, incontrando uomini non più nel fiore degli anni, ma che sapevano accoglierti a modo loro, in maniera genuina. Possiamo citare il buon Enrico in bicicletta con la sua caratteristica bandiera italiana e berretto; Francesco “Ciccio” Latino, scomparso il 9 marzo 2020 che portava con sè tanta allegria; oppure il buon Remo da Leverano sempre pronto ad una sfida a carte o a chiacchierare di politica.

Da un po’ di tempo Mario non stava bene. Così molti di quei ragazzi di Azione Cattolica e non, hanno avuto un pensiero speciale per la moglie Mimina, che si trovava lì nella fascia pomeridiana.

Dal 7 febbraio 2021, “Bar Mario”, aveva chiuso le sue saracinesche e un cumulo di nostalgia aveva preso il posto di quei piacevoli momenti. Si è spento Mario Fernando Scalcione ad 83 anni. Niente però potrà scalfire un’immagine indelebile: piattino, tazzina e cucchiaino, svuotamento del braccio e riempimento per metterci la giusta dose di caffè; infine un filo scendeva sottile nell’arco di una ventina di secondi. Prego! Il caffè da Mario è pronto!

Una dedica speciale tratta dal web: “A Mario”

a cura di Pier Paolo Tarsi

Mario non si è mai tagliato il codino, anche se i capelli sono ormai radi e grigi. Nessuno, credo, sa davvero quanti anni abbia, e nessuno sa nemmeno da quanto tempo il suo bar sia là. Stessi arredi, stessa macchina da caffè, stesso giornale sullo stesso tavolino, stessi rituali e ritmi in quel suo angolo sul mare.

Tra locali sorti e soppiantatisi l’un l’altro nei decenni al ritmo dei volubili gusti, tra pescherie sempre più somiglianti a sgargianti sale da gioco, tra negozietti per souvenir e ristoranti, Mario se ne sta immobile, dietro la sua vecchia macchina da caffè, come il punto zero da cui si dipana da sempre lo spettacolo mutevole del lungomare di Levante.

Mario è una istituzione della nostalgia, andarci è un po’ come entrare in un disco di Paolo Conte, lo si fa da soli, e per non morire s’intende, degustando il rituale con una flemma da verde milonga. Una volta dentro si saluta, senza aspettarsi più di un cenno in risposta, e per il resto si tace e si beve un caffè che vale almeno quanto un affresco di Michelangelo.

Un caffè dal sapore unico…

Con una differenza importante: Mario il suo capolavoro lo riesce a compiere ogni volta, più volte al giorno, da tempo immemore e con qualunque vento. Robusto, cremoso, forte da stordire una squadra di rugbisti con un sol sorso. Ciò che Mario munge dalla sua macchina ha un profumo talmente intenso che nemmeno la burrasca che logora gli ormeggi può dileguare.

Entrare da Mario è l’unica ragione per cui sfido ancora l’odioso traffico del centro di Porto Cesareo una o due volte l’anno al massimo, tutte le altre motivazioni son volate via col tempo del resto, o se l’è prese il mare. Da là te ne esci inevitabilmente traendo bilanci, consuntivi, e con quel sapore in bocca di caffè che ti basterà per un anno. Fino alla prossima volta. Finché Mario ci sarà.

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