Borsellino, profumo di libertà.

a cura di Dario Dell’Atti

Paolo Borsellino nasce a Palermo nel 1940 e a soli 23 anni, diventa magistrato registrando il record di giudice più giovane della storia della Repubblica italiana. All’inizio della carriera si occupa di cause civili, poi il salto nel penale e a 39 anni, è già sulle pagine dei giornali siciliani con l’inchiesta sugli appalti “ai soliti noti” e i giri di mazzette agli amministratori comunali.

È il 1980, l’anno della trasformazione di Cosa Nostra, gli uomini d’onore vengono sfrattati col sangue dai Corleonesi, nuovo prototipo di mafioso, più affamato e violento. In queste circostanze Borsellino inizia a collaborare con Rocco Chinnici il capo dell’ufficio Istruzione di Palermo. L’incontro è fondamentale, nasce il Pool antimafia, un gruppo di uomini di Stato uniti contro Cosa Nostra.

Le indagini si concentrano sui soldi dei mafiosi nelle banche, e questo è troppo per i corleonesi che senza giri di parole, dichiarano guerra all’Italia. Comincia il terrore, muoiono i primi uomini dello Stato: Boris Giuliano, Cesare Terranova, Gaetano Costa, Emanuele Basile. Le indagini procedono e la mafia alza il tiro: un attentato uccide il politico Pio La Torre. E’ il 30 aprile 1982 e lo Stato reagisce inviando il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa come prefetto di Palermo.

Borsellino perde Chinnici e il generale Dalla Chiesa.

Dopo soli 100 giorni, il Generale fu ammazzato insieme alla moglie. A Roma dopo un sonno troppo lungo, finalmente viene approvata la legge “Rognoni- La Torre”, che istituisce il reato di associazione mafiosa e aiuta i giudici a mettere le mani sui conti bancari. La risposta della mafia non si fa attendere, e colpisce con un’autobomba il padre del Pool antimafia Rocco Chinnici. La morte di Chinnici è un colpo tremendo per Borsellino, stavano vincendo i mafiosi e il Pool si sentiva sempre più abbandonato da Roma.

Inaspettatamente il colpo di fortuna: Tommaso Buscetta che nell’84 viene arrestato in Brasile, interrogato da Falcone, rivela nomi e costituzione gerarchica del mostro. Grazie alle dichiarazioni di Buscetta nasce il primo grande maxi processo contro Cosa Nostra. Viene costruita l’aula bunker vicino il carcere dell’Ucciardone e 475 persone vengono portate alla sbarra; la cupola viene aperta come una scatoletta di tonno e la corte d’Assise pronuncia più di 2600 anni di carcere. 

Quando si conclude il maxi processo, Borsellino lascia il Pool per diventare procuratore capo a Marsala. Passano alcuni anni e nel 1991, Falcone viene chiamato a Roma per istituire la nuova super procura antimafia. Il lavoro del giudice palermitano finisce in un tremendo attentato (come sappiamo) nei pressi di Capaci sabato 23 maggio 1992.

Borsellino: “Profumo di libertà, che si oppone al compromesso morale”.

Borsellino rimane solo. E’ invitato per un convegno in Puglia, quando scopre che a Palermo in quei giorni sono arrivate alcune tonnellate di tritolo con il suo nome sopra. Alle 16:58 del 19 luglio 1992 una fiat 126 parcheggiata sotto l’abitazione della madre, detona uccidendo il giudice e cinque agenti della scorta: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Cosina e Claudio Traina.

Noi di Ecclesia Cesarina ricordiamo il grande uomo Paolo Borsellino con queste sue parole: “La lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.

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