Bruno Petrachi, il folk nel Salento

Negli anni ’70 – ’80 i suoi stornelli celebri hanno fatto innamorare il Salento.

a cura di Aurora Paladini

La musica popolare oggi è spesso bistrattata: c’è chi la ama e chi proprio non la sopporta. Nel mezzo, c’è chi si preoccupa di saperne qualcosa, come per senso di dovere identitario. In ogni caso, ogni buon leccese ha sentito nominare almeno una volta nella vita il musicista folk Bruno Petrachi. Se invece il nome non dice nulla, è certo che tutti hanno ascoltato almeno una volta un suo brano, anche senza saperlo.

Della sua vita non si conosce molto, se non la sua attività musicale. Negli anni ’70 – ’80, a differenza di oggi, la musica folk era al centro dell’attenzione, anche grazie alla fondazione delle prime emittenti radiotelevisive locali che si proponevano di raccontare il territorio attraverso la sua cultura. Proprio in quegli anni, Bruno Petrachi scrive e compone gli stornelli che lo hanno fatto conoscere in tutto il territorio leccese.

Bruno Petrachi: da “Arcu te Pratu” alla dedica per il Lecce calcio.

Suo figlio racconta che era solito uscire da casa per fare un giro tra le strade della sua Lecce, per poi rientrare e raccontare in versi le scene che aveva osservato e le persone che aveva incontrato. Il tutto con un linguaggio e uno stile semplice e verace che è entrato nel cuore della musica e dell’arte popolare grazie alle sue “fotografie in versi”.

Tra i più conosciuti, sono opera di Bruno Petrachi i brani La coppula, Arcu te Pratu, Mieru mieru, Lu carcere è galera. Venuto a mancare il 16 maggio 1997, ha anche lasciato in eredità un brano dedicato al Lecce, la sua squadra del cuore, dal titolo Forza Lecce miu: “Quista è la squadra de lu core nesciu, ca tutti quanti nui ni face strasonà. […] Forza lecce miu, supra stu campu tutti hannu tremà!”

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