Campo Sportivo Don Vincenzo Zagà.

Una ricostruzione faticosa quella del campo sportivo Don Vincenzo Zagà. Tanti coloro che si sono prodigati, con risultati non sempre brillanti.

a cura di Alessio Peluso

In prima fila nel tentativo di mettere in sesto il terreno di gioco vari personaggi cesarini: da Antimo Rizzello ad Antonio Martina, passando per Federico Calasso e Cosimo Rizzello; apporto fondamentale però, come riportato da Antonio Settembrini, con cui avremo modo di discorrere nelle prossime uscite, il prezioso contributo dell’impresa Bettoni di Brescia. In quel periodo era impegnata nella costruzione della SANS (Società Autopista Nazionale Sperimentale).

Antimo seduto, ripercorre con la mente quei momenti, le difficoltà incontrate, il campo che nonostante gli sforzi presentava una leggera discesa, ma soprattutto una pendenza che nei giorni di pioggia impantanava la zona vicina agli spogliatoi. Il ricordo si fa ancora più intrigante, pensando alla figura di colui, che con la sua generosità aveva permesso questo sogno e al quale il campo fu intitolato.

Quelle nell’immagine, potremmo definirle le “mura del botteghino” di quel che resta del campo sportivo Don Vincenzo Zagà. Qui infatti si lasciava una piccola offerta prima di entrare ed assistere al match. I più furbi invece, cercavano di arrampicarsi. Sono vicende che approfondiremo nelle prossime uscite.

Don Vincenzo Zagà, una generosa donazione.

Don Vincenzo Zagà, originario di Leverano, aveva quell’ampio terreno sito in Via Veglie e lo mise a disposizione temporanea; purtroppo non era di sua proprietà diretta, ma vi erano altri ereditieri; per cui negli anni ’70 il Porto Cesareo sarà costretto a trovarsi un’altra sistemazione.

Di Don Vincenzo e della sua straordinaria bontà, è testimone l’Istituto per ragazzi disadattati, da noi cesarini identificato meglio nella “zona colonie”. Don Vincenzo Zagà, un grande uomo, prima che un sacerdote, provvidenziale nel cammino cesarino nel mondo del calcio. Approfondiremo la sua figura nel prossimo numero.

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