Carro di Carnevale a Porto Cesareo, negli anni '70.

a cura di Salvatore Muci

Nell’allora frazione neretina, dagli anni del dopoguerra ai primi ’70, i periodi che seguivano le feste natalizie, a quello che precedeva la Quaresima, che va dal 17 gennaio, festa di San Antonio Abate sino al giorno precedente il mercoledì delle Ceneri, continuamente in paese si svolgevano festini e feste carnevalesche, anche se dopo c’era un prolungamento, il sabato e la domenica della “Pentolaccia”, (la famosa pignata). Sin dal primo giorno si vedevano per le strade, ragazze e ragazzi vestiti con abiti che un tempo usavano i loro nonni e genitori, con il volto coperto da pittoresche maschere che compravano nelle mercerie, negozietti di quel tempo, che esistevano nelle viuzze del centro storico, della “Korea” o della “Cina”, zone periferiche di Torre Cesarea.

Ogni giovedì, sabato e domenica, nelle tante case si svolgevano i festini: i più si recavano sino a quelle abitazioni, vestiti in maschera e non. Si ballava, si scherzava e si schernivano tra loro, si gustava la cucina delle signore di quel tempo presenti alla cerimonia, adatta al periodo del Carnevale. Si cucinava molta carne, la verdura di campagna come si usava farla nelle loro case. Naturalmente c’erano i dolci del Carnevale e la frutta dei loro giardini. Tante volte, in un angolo del paese si riunivano in tanti, donne e maschi, circa una trentina, accompagnati con strumenti musicali: la fisarmonica in primis, organetti oppure chitarre, e di sera in corteo fino alle masserie dell’Arneo, Colmonese, Belvedere, Trappeto, Corti Rossi, arrivando persino a Colarizzo.

E là si incontravano e restavano con le persone che vivevano da quelle parti, divertendosi da morire, non dimenticando mai quelle serate memorabili. E in ultimo, il giorno di martedì grasso, per le stradine di una volta, molte ancora non asfaltate, un carretto, forse di quelli tirati da cavalli e asini dei contadini presenti nel territorio tanti anni fa. Era colmo di persone, uomini e donne, con vesti bizzarre sopra e mascherati, impossibile riconoscerli. Si sentivano inconfondibili, tanti stornelli, recite di scherni e sfottò. Dopo è impossibile non ricordare taluni personaggi che erano presenti su quei carri o intorno, che facevano ridere a crepapelle, in quei giorni, l’attenta folla di Porto Cesareo: Rocco Parente, persona molto cordiale con la gente, il buon Giuseppe Salamac, famoso come “Mesciu Pippi firraru” e il bravo Mimmi Russo, interpreti della Porto Cesareo di un tempo piena di bontà e solidarietà.

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