Crocifisso di Galatone in processione

Fatti straordinari riportati dall’opera di Francescantonio Core. Il vescovo di allora De Franchis lo incaricò di riportarli a partire dal 1621.

La Redazione

In questi giorni ricorre l’attesa festa del Crocifisso di Galatone dall’1 al 4 di maggio. Numerosi sono i miracoli attribuiti alla Sacra Icona galatea e registrati dal Core nel periodo 1621 – 1625. Di essi non si conservano processi canonici, ma semplicemente le dichiarazioni e le testimonianze rese alla buona dai cittadini.

Pur non negandoli nella loro essenza, lo stesso Padre Coco li considerò “abbelliti dalla leggenda, frutto spontaneo della fantasia popolare negli avvenimenti miracolosi“. Questo giudizio in effetti, rispecchia la prudenza del vescovo Girolamo De Franchis il quale, come si sa, aveva criticato il metodo di lavoro del Core.

Tuttavia alcuni di quei fatti straordinari avevano concorso alla fama dell’Icona ed avevano acceso la devozione del popolo. Se ne ricordano tre estrapolati dalla immaginifica prosa del loro narratore.

I miracoli del Crocifisso di Galatone: marzo 1621

Il pio Angiolino De Paolo sosta in preghiera davanti all’Icona. D’improvviso “vide che l’isteso ritratto, con soavità e gravità divina, apriva e serrava gli occhi, movea ancor le braccia, quale a modo di croce avanti il petto le stavano, e poi le giungea come se dimostrar volesse di raccoglierlo nel suo seno“.

Eccitato e insieme spaventato, il De Paolo venne assalito da un’ardente febbre e da intensissimo fervore religioso. La sua esperienza si ripetè più volte, finchè un giorno sentì che l’Icona gli diceva: “Angiolino, è già venuto il tempo ch’io ti faccia riposare da tanti tuoi travagli, disponi alle cose tue, e preparati, perchè voglio consolarti“.

Secondo il celeste avvertimento, il De Paolo si ammalò e decedette dopo qualche giorno. (Core, Historia, pp. 26 – 9).

Cosa accadde il 2 luglio 1621 alle 23:00?

Dieci cittadini sono prostrati davanti all’Icona e pregano. Ed ecco che a un certo momento “si vide il taffittà col quale stava coverto quel prezioso e santo aspetto che si muoveva senza che ci fusse un minimo venticello, e così si scoprì un poco quel devoto ritratto, il quale comparendo, incominciò subito a muover la sinistra mano, e con quella si levò in tutto per tutto d’avanti il suo divin sembiante lo stesso taffittà; e poi in un subito con l’istesa mano, dove prima lo ridusse, celando quel miracoloso, e giocondissimo volto“.

Lo sbalordimento degli astanti fu indicibile. In seguito il prodigio si replicò, finché l’Icona aveva assunto una posizione diversa da quella che aveva sempre avuto. Molti cittadini rispettabili affermarono con giuramento “che questa benedetta immagine sempre avesse tenute le mani a modo di croce avanti al petto, e che ora la vedono senza nessun artifizio umano aversi quelle poste dietro le spalle“.

Determinante risultò la testimonianza del barone Marcantonio Sazzara. Sotto giuramento disse che qualche giorno prima dell’evento miracoloso, egli aveva fatto rilevare da un pittore “il ritratto di detto Santissimo Crocifisso per sua divozione“. Orbene nel dipinto il Cristo aveva le mani a croce sul petto; nell’affresco, invece, le mani sono riposte dietro la schiena. (Core, Historia, pp. 45 – 8).

Il terzo dei miracoli del Crocifisso di Galatone si registra il 24 ottobre 1623.

Da oltre 13 anni Maria Manca di Squinzano era preda di spiriti maligni. Avendo avuto notizia del prodigioso Crocifisso di Galatone, aveva stabilito di recarvisi in pellegrinaggio. Prima di mettersi in cammino, aveva voluto dare un’occhiata ad una sua chiusura di olive; trovatene a terra, si era messa a raccoglierle, in compagnia dei suoi due figlioli.

Così mentre coglieva olive, aveva percepito una voce che le diceva:”Maria, piglia questo garofalo e vattene al Santissimo Crocifisso della terra di Galatone“. Sollevato lo sguardo, Maria aveva veduto una fanciulla che le metteva nella mano destra un garofano rosso.

L’ossessa, immediatamente, informò il proprio confessore, poi si pose in cammino verso Galatone, scortata da una comitiva di sacerdoti. In prossimità di Copertino il maligno che abitava in lei cominciò a strepitare e a dibattersi.

A Galatone, avvicinandosi alla chiesa da poco costruita da Sansone e Pietrantonio Pugliese, lo spirito del male uscì definitivamente dal corpo di lei. La Manca, felicissima, rese grazie alla divina Icona e consegnò il garofano al cappellano della chiesa. (Core, Historia, pp. 77 – 83).

Fonte: “Il Crocefisso di Galatone” – Vicende storiche e guida artistica, a cura di Vittorio Zacchino

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