Albero del tempo, si trova presso la spiaggia della "Triglia" a Porto Cesareo.

a cura di Raffaele Colelli

Ricordo molto bene, come se fosse ieri, come se non fossero trascorsi tutti questi anni, eppure ne sono passati, pensate un po’, più di cinquanta, da quando Italo, il figlio del mitico “Ngicco” il proprietario del bar con annessa rotonda della spiaggetta, piantò, alcuni metri sotto la sabbia, quell’albero allora alto appena un metro. Aveva pensato bene di posizionarlo a ridosso dalle nuove cabine di cemento, che nel frattempo avevano sostituito quelle in legno ormai vecchie e poco igieniche. Ho capito, poi col tempo, quanto la sua visione fu lungimirante perché le fronde del pino una volta diventato adulto, offrirono nel tempo beata frescura ai tanti bagnanti stagionali provenienti dai paesi limitrofi.

Richiamo ancora alla mente quella splendida giornata, il sole mi picchiava dritto sulla testa mentre ancora quattordicenne osservavo con aria assai dubbiosa, in compagnia di amici coetanei, quell’uomo piegato a testa in giù intento a scavare una buca. Ero convinto, anzi, eravamo convinti, prendendolo anche un po’ per matto, che quell’alberello si sarebbe seccato nell’arco di una decina di giorni, sicuri che nella sabbia non avrebbe avuto scampo. Invece mi sbagliavo, ci sbagliavamo: quell’albero di pino ci accompagnò per tantissimi anni, lui cresceva e noi crescevamo insieme a lui. Lui diventava forte, robusto e rigoglioso e noi diventavamo uomini, padri e poi nonni.

Era il nostro “Albero del Tempo”. Pensare le tante volte che, ancora adolescenti, ci osservava giocare spensierati a biliardo balilla sulla rotonda del vecchio “Ngicco”, oppure consumare un fresco ghiacciolo all’amarena rubato al vecchio bancone frigo del bar per passarcelo poi frettolosamente tra di noi. O ancora stare ammucchiati intorno al jukebox dove con cinquanta lire sceglievi una canzone e con cento lire tre, noi optavamo per la terza; un calcio sul lato sinistro dell’apparecchio e il disco suonava ininterrottamente “Azzurro”, il famoso brano del “Molleggiato” Adriano Celentano.

Ed ecco che improvvisamente, lo scorso 21 ottobre, senza preavviso l’albero di pino cade, molla la sua presa, abbandona la sua buca e stanco si sdraia sulla sabbia; insieme a lui porta via tutti i nostri ricordi, il nostro passato, il nostro tempo. Ma si sa la vita continua, la vita va avanti, il tempo non si può fermare, così un altro albero verrà piantato al posto del vecchio pino. Un’altra generazione verrà e crescerà insieme a lui per ridiventare l’albero del tempo.

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