Fratelli Ratta, gli Ermes.

Siamo negli anni ’70 quando i fratelli Ratta mettono le fondamenta per creare una nuova band. A raccontarci le vicissitudini del tempo, Antonello Ratta, uno dei protagonisti.

a cura di Raffaele Colelli

Appena sveglio e ancora intontito da una notte quasi insonne un bip mi avvisa di un messaggio vocale sul mio cellulare nell’app WhatsApp. Era la voce squillante, ma pacata dell’amico Alessio, direttore del mensile ECCLESIA dove spesso e volentieri collaboro. In un certo senso mi invitava a scrivere un pezzo su uno dei gruppi musicali “cesarini” in voga negli anni Settanta. L’idea mi sembrò da subito alquanto interessante anche perché quei mitici anni li avevo vissuti intensamente, in modo particolare nel campo della musica.

Il pensiero mi portò subito a un gruppo che amavo molto come i “Nunzio e i Messia”. Mi sbagliavo. Alessio voleva che scrivessi di una band molto più recente: quella dei fratelli Antonello e Maurizio Ratta. Sinceramente anche se ne avevo sentito parlare, non ricordavo molto bene quello che avevano fatto o composto, quindi ero abbastanza impreparato sull’argomento in questione. Avvisai così Alessio che avevo bisogno di un po’ di tempo per cercare informazioni utili.

Fortunatamente me li fornì il mio amico Maurizio Ratta, il quale mi procurò il numero telefonico di suo fratello Antonello che proprio in quel periodo era ritornato per le ferie. Dopo un paio di appuntamenti saltati finalmente ci incontrammo intorno a un tavolino di un bar del centro per un caffè. In un primo momento non lo riconobbi assolutamente, non riuscì a metterlo a fuoco, era cambiato, eravamo cambiati, tanto che uno a malapena si ricordava dell’altro.

Fratelli Ratta, gli Ermes.
Da sinistra verso destra: Maurizio Ratta, Piero Falli ed Antonello Ratta.

L’incontro con Cosimo De Pace e le prime lezioni di solfeggio.

Ma bastò poco, solo il tempo che i nostri sguardi si incrociassero e tutto divenne chiaro; sì, era lui con ancora tutta la dolcezza del suo sorriso, quella non era cambiata affatto. Come non era cambiato l’entusiasmo e la passione con cui mi parlava dei tempi che furono, della sua mitica band. Sembrava addirittura che il tempo non fosse trascorso e tutto fosse successo solo alcuni giorni prima. Subito mi rivelò, con grande mio stupore, di un personaggio particolare e molto singolare dal quale scaturì tutta l’intera vicenda, l’intera storia del gruppo.

Cosimo De Pace era un omino affetto da un grave handicap che si aggirava velocemente tra le vie del paese con una minuscola carrozzella, monco di entrambe le mani e di entrambi i piedi. Suonava con infinita maestria svariati strumenti, in particolare il pianoforte dove si esibiva tutte le domeniche in “Piazza Risorgimento” per la gioia di grandi e piccini.

Un vero e proprio musicista, un maestro di musica diplomato al conservatorio; chi l’avrebbe mai detto o lontanamente immaginato. Divenne per questo e ben presto loro amico fino a che ebbero inizio le prime lezioni di solfeggio. Tutti i pomeriggi in una cascina di campagna semiabbandonata. Quello fu l’input che permise ai cinque ragazzi, allora quattordicenni, di formare la band in questione. Piero Falli al basso, Davide Greco al sassofono, Antonello Ratta e Maurizio Ratta alle chitarre, Fernando Falli e Antonio De Pace alle tastiere, Gino De Metrio alla batteria.

(fine prima parte)

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