Campo di accoglienza a Santa Maria al Bagno.

a cura di Dario Dell’Atti

Nell’articolo precedente, abbiamo visto come la Puglia sia una terra che lega un filo diretto con Israele. Suggestiva è la storia che tratteremo oggi, ovvero quella degli ebrei di ritorno nella Terra Promessa, residenti per circa cinque anni nella piccola marina di Nardò. Sulla costa ionica tra il 1944 e il 1947 arrivarono circa 3000 ebrei di diversa nazionalità: jugoslavi, russi, turchi, lituani, tutti liberati dalle truppe alleate nei campi di concentramento.

Tra le terre di Santa Maria al Bagno, Santa Caterina, Nardò e Porto Selvaggio fu allestito il “Displaced Person Camp n° 34” tra i più grandi del sud Italia, per dare ospitalità ai profughi ebrei, che sognavano di navigare il mare del Salento per rimpatriare nella terra Promessa. Questa gente stravolta dalla sorte, ritornò anche se per poco tempo, alla vita di sempre, aiutati dalla comunità locale che inizialmente si dimostrò intimorita dalla pacifica invasione, per poi riuscire a stringere legami con i sopravvissuti dallo sterminio nazista.

Nelle ville requisite e concesse, gli ebrei fondarono una scuola di lingua ebraica, inglese e una di recitazione, una piccola sinagoga e un ospedale. Nell’arco di pochi anni, nacquero nuovi posti di lavoro come lavanderie, botteghe alimentari e piccoli negozi. I resti di questa breve, ma intensa permanenza, oggi li possiamo ammirare nei Murales del “Museo della memoria e dell’accoglienza di Santa Maria al Bagno”.

I disegni furono realizzati da Zvi Miller un’artista, scappato ai campi di sterminio dove aveva perso tutta la famiglia. A Santa Maria al Bagno riuscì a ricostruirsi una vita sposandosi con una ragazza del posto. Il Salento per questa gente è stata una breve tappa prima del ritorno a casa, quasi un ponte verso una serenità tanto sognata.

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