Auschwitz, campo di concentramento.

a cura di Paolo Galignano

Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno, dal 2006, per commemorare le vittime dell’Olocausto. All’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, durante una riunione plenaria del 1° novembre 2005, si è decisa questa data per ricordare il 27 gennaio 1945, giorno in cui l’Armata Rossa sovietica liberò il campo di concentramento di Auschwitz.

Il Giorno della Memoria, in Italia, fu formalmente istituito con qualche anno di anticipo rispetto alla risoluzione dell’ONU, ma prima di giungere alla data del 27 gennaio (universalmente riconosciuta come Giornata della Memoria), ci fu un ampio e acceso dibattito politico; e le opzioni alternative alla data finale furono due: una data che rimarcasse gli orrori delle leggi razziali italiane emanate dal 1938 fino alla fine della guerra. Una data che mettesse l’accento sulle deportazioni politiche e quindi sulle persecuzioni subite da italiani cattolici, ma oppositori del regime fascista.

Nel primo caso, su proposta del deputato Furio Colombo, si pensò al 16 ottobre, per ricordare il grande rastrellamento del ghetto di Roma, avvenuto in quel giorno nel 1943; nel secondo caso si pensò al 5 maggio, anniversario della liberazione di Mauthausen, usato in larga parte per i deportati politici.

La Giornata della Memoria non è solamente una data,  ma anche uno spunto per dibattiti e seminari sugli orrori dell’Olocausto. Voglio citare l’iniziativa, nel 2010, dell’Università degli Studi di Napoli “l’Orientale” e del Centro di Studi Ebraici, che organizzarono una serie di giornate di studio sulle leggi razziali, presso l’Archivio di Stato di Napoli.

Infine, una mia riflessione personale sulla Giornata della Memoria: vorrei che si partisse dagli orrori dell’Olocausto per condannare e ricordare ogni forma di genocidio, perpetrata dall’uomo nei confronti di qualsiasi popolo ed etnia, siano le vittime pellerossa, armeni, curdi o qualsiasi altro popolo.

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