Guerre del Merluzzo.

Spesso ricordiamo la guerra del petrolio o la corsa alle miniere d’oro. Meno note invece, le Guerre del Merluzzo tra Islanda e Inghilterra.

a cura di Alessio Peluso

Laffascinante isola dell’Islanda è dominata dall’imponenza dell’Oceano Atlantico. I numerosi vulcani ne caratterizzano il territorio e fenomeni come i geyser, sono all’ordine del giorno. I ghiacciai occupano il 15% e il più importante è il Vatnajokull. Il clima è gradevole e le numerose praterie abbelliscono il panorama.

Solo nel 1944 ha conquistato l’indipendenza, dopo essere stata sotto il dominio dei vichinghi e successivamente di Norvegia e Danimarca. Il settore agricolo non è favorito dal clima, per cui la pesca delle aringhe, ma soprattutto del merluzzo risulta di vitale importanza, anche a livello storico.

È il 1958 quando l’Islanda comincia a rivendicare con decisione la necessità di proteggere la sua fonte di sostentamento principale, scatenando negli anni le Guerre del Merluzzo. È un’azione che indispettisce la Gran Bretagna, portando la contesa avanti a suon di schermaglie in mare, minacce e taglio delle reti, per impedirne il pescato. Si giunse ad un trattato e a un accordo temporaneo per sistemare la questione davanti alla Corte Internazionale della Giustizia.

Calma apparente fino alla risoluzione del 1° giugno 1976.

L’apparente quiete non durò molto e nel 1972 l’Islanda tornò ad ampliare il proprio spazio di pesca. Questo provocò una reazione (stavolta armata) della Gran Bretagna, scongiurata in extremis dall’intervento della NATO. C’è da puntualizzare che l’Islanda avrebbe abbandonato la base NATO, nel caso in cui il trattato non fosse stato ad essa favorevole. Questo permise agli islandesi di guadagnare importanza a livello internazionale.

Così il 1° giugno 1976 l’Islanda ottenne le sue 200 miglia, con buona pace della Gran Bretagna, che dovette accontentarsi di 30000 tonnellate di pesca all’anno. È evidente che tale battaglia, non ha la stessa rilevanza dei pozzi di petrolio o delle miniere d’oro, ma va tenuta in grande considerazione.

Tanti i popoli che nei secoli hanno lottato per difendere le loro risorse di vita. L’incrocio poi tra le acque fredde del nord Atlantico e la Corrente del Golfo, incentivano il plancton, attirando in ogni caso tante specie ittiche preziose per la sopravvivenza economica.

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