Peppino Impastato.

a cura di Alessio Peluso

Quel ragazzo magro, con gli occhiali e la barba incolta, nato in una famiglia di mafia: il marito di sua zia, Cesare Manzella, era il capo della famiglia mafiosa di Cinisi e suo padre, Luigi, era amico di Gaetano Badalamenti, al vertice di Cosa Nostra prima dell’arrivo dei Corleonesi. Peppino Impastato era certamente una persona sofferente, volitiva e capace di lottare per la giustizia sociale. Voglioso di ritrovare nell’opposizione alla mafia la propria ragion d’essere.

Esperienze diverse ne fecero di lui un personaggio scomodo: dall’ampliamento dell’aeroporto di Punta Raisi al traffico di droga, passando per gli affari del cemento, in cui imprenditori, politici e mafiosi andavano a braccetto. Peppino denunciava con gli amici, quelli di Radio Aut. Quegli stessi amici che erano alla ferrovia la mattina del 9 maggio 1978, ma a cui fu impedito di avvicinarsi alla scena del delitto.

A distanza di anni Peppino ora merita di essere ricordato come un eroe innocente ucciso dalla mafia. E hanno voluto rendere omaggio a Peppino anche i ragazzi dell’Istituto Comprensivo di Porto Cesareo, all’interno della tre giorni, chiamata “I nostri Cento Passi”, voluta fortemente dalla Preside Ornella Castellano, dal 6 all’8 aprile.

La prima giornata è stata scandita dalla Marcia per la Legalità, partita dal Palazzo Comunale e proseguita per le vie del paese alla presenza delle autorità istituzionali; poi inaugurazione della mostra presso l’auditorium I Negro della Scuola Secondaria di primo grado, alla presenza del giudice senatore Alberto Maritati, con esibizione del coro d’Istituto “I Guardiani del Faro”; nel pomeriggio il concerto dei Cantacunti “Papa Galeazzo”. Nei restanti due giorni invece la possibilità di visitare la mostra per i genitori e le scolaresche, a conclusione della rassegna “I nostri Cento Passi”.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.