I Peluso a Porto Cesareo

Una storia che parte nel lontano 1816, per una famiglia proveniente da Taranto.

a cura di Alessio Peluso

Sul territorio di Porto Cesareo è nota la presenza della famiglia Peluso, sicuramente tra le più numerose ancora oggi. Da quanto possiamo apprendere da “Porto Cesareo nel periodo contemporaneo” dello storico locale Salvatore Muci, l’insediamento dei Peluso risale all’800. In particolare, erano pescatori provenienti da Taranto che introdussero nuovi modi di praticare la pesca.

Alcuni di loro facevano parte dell’equipaggio delle tonnare e per la prima volta spezzarono un’antica tradizione che voleva uniti in matrimonio il pescatore di Cesaria con donne di Leverano; loro infatti cominciarono ad unirsi a donne di Veglie.

Spulciando l’albero genealogico notiamo un tal Nicola Arcangelo Peluso, pescatore presente nel nostro piccolo borgo già nel 1816, che ebbe due figli Emanuele e Filippo. Tanti i membri legati a tale famiglia che hanno attraversato i Conflitti Mondiali: ad esempio Antonio, Cosimo, Emanuele, Pasquale, Remo, Romolo e Vincenzo, risultano arruolati nell’esercito italiano e combatterono per la conquista dell’Etiopia agli inizi degli anni ’30.

A partire da sinistra: Enrico Peluso, Cosimo (Mimino) Rizzello ancora vivente e Cosimo Damiano Peluso alla fisarmonica.

I Peluso a Porto Cesareo nel ‘900: da Cosimo Damiano Peluso ai figli Antimo ed Enrico.

La lunga discendenza ci porta però ad approfondire quanto accadde a Cosimo Damiano Peluso e figli. Nato il 24 marzo 1889 in Veglie e deceduto nel dicembre 1971, si coniugò con Maria Consolata Rizzello da Leverano. Come da tradizione pescatore, abitava tra l’attuale pasticceria “Dolci Tramonti” e il “Rifugio del Naufrago”. Uomo dal carattere riservato, divideva la sua vita tra casa, lavoro e la passione per l’organetto e la fisarmonica.

Assieme al figlio Antimo praticava l’arte della nassa e di lu cuenzu. La sua prima imbarcazione a vela si chiamava la Campagnola, mentre la seconda Sacrificiu. Prima di morire beneficiò della sua prima barca a motore chiamata Madonna di lu Carminu, che rimase in eredità ad Antimo e Cosimo. Alla morte di Antimo, il 19 maggio 1974, il timone passò ai figli Antonio e Cosimo (Mimino). Possiamo quindi affermare che tale imbarcazione ha attraversato tre generazioni ed è tuttora operativa presso Santa Maria al Bagno, marina di Nardò.

Giorno della Processione in mare in onore a Santa Cesarea negli anni ’70: nella foto la barca “Madonna di lu Carminu”.

Curioso un particolare che riguarda Antimo, il quale all’anagrafe risulta come Maria Soccorso, l’unico a Porto Cesareo ad avere il nome della nostra protettrice “B. V. Maria del Perpetuo Soccorso“. Nato il 16 gennaio 1914, era coniugato con Oronza Rizzello, nel gergo locale nota come “cummare Ronzina“. La moglie, oltre che accudire i 9 figli, si dedicava all’arte della cosiddetta sarta. Il marito, invece, compiva numerosi viaggi in bicicletta presso Leverano allo scopo di barattare il pesce con prodotti della terra.

Enrico Peluso: il leggendario ritorno dalla guerra.

Tra i numerosi fratelli Antimo fu l’unico a non dover fare i conti con la chiamata alle armi durante la guerra, al contrario di quanto avvenne ad Enrico. I racconti orali tramandati di generazione in generazione ci parlano di un uomo rimasto prigioniero in Germania. Riuscì a scappare con alcuni compagni dileguandosi tra campagne, masserie ed alloggi di fortuna.

Nella foto Enrico Peluso.

Dopo mesi di funesto viaggio giunse finalmente nel Salento, precisamente a Carmiano, dove decise di chiedere aiuto ai testimoni di nozze del fratello Antimo: ovvero tal Francesco De Mitri (cumpare Ciccio) e Consolata. Stava per tramontare il sole quando suonò alla loro porta.

Dapprima Francesco lo congedò con un frettoloso “aggi pace”, per poi accorgersi di chi fosse. Risultava irriconoscibile: capelli lunghissimi, barba incolta e vestiti trasandati. Lo accolsero, lo rifocillarono e la mattina seguente con la bicicletta in tandem, Enrico e Francesco fecero ritorno a Porto Cesareo. I fratelli Antimo ed Enrico poterono riabbracciarsi a un decennio di distanza.

Un pensiero su “I Peluso a Porto Cesareo: pescatori per tradizione”
  1. Letto tutto d’un fiato. Complimenti per la narrazione. Attendiamo la continuazione è la storia di altre nostre famiglie.

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