Il dito di Santa Caterina a Galatina.

a cura di Vanessa Paladini

Uno dei manufatti più antichi, donati da Raimondo Orsini del Balzo alla Basilica di Santa Caterina d’Alessandria di Galatina, è con molta probabilità il reliquiario del Dito della Santa. Una tradizione orale, radicata ai primi anni del Quattrocento e perpetuata dal Galateo nel XVI secolo, racconta del pellegrinaggio di Raimondo al Sinai al fine di sciogliere un voto. Giunto al Monte, il principe otteneva di essere lasciato in solitudine e in preghiera per tre giorni, proprio presso il corpo di Santa Caterina.

Si tramanda che, dopo l’alba, il terzo giorno, l’Orsini staccava con un morso il dito anulare della Santa, nascondendolo tra i capelli per trasferirlo in Salento. Ad apparire verosimili, data la storia, sono i viaggi in Oriente di Raimondo e la sua devozione per la Santa. Nel corso del Trecento infatti, nel Mezzogiorno, si registrò un forte fermento legato a questa figura, grazie anche all’arrivo degli Angioini e degli ordini Mendicanti.

La presenza della vestigia di Santa Caterina si poneva in una dimensione ideologica di lotta alle eresie, in particolare di quella catara e, non da meno, gettava le basi per la costruzione del maestoso edificio. Il Dito di Santa Caterina, probabilmente di fattura tarantina e databile al XV secolo, accoglie una tipologia antropomorfa e architettonica caratterizzata da un gusto tardogotico.

Il piede a sezione esagonale, profilato da una ghiera gigliata, si eleva su tre leoncini dorati e presenta decori girali e foglie. La teca, a forma di parallelepipedo, accoglie il sacro resto, è definita da quattro colonnine, culminanti in pinnacoli e raccordate da archi trilobi. Dei fiordalisi tessono la trama del perimetro di base, mentre un traforo di fogliami compone la cuspide tronco – piramidale. Al vertice svetta, infine, un bocciolo sormontato da una piccola sfera.

La reliquia è incastonata in un involucro che riproduce il dito della Santa persino nei dettagli anatomici, in particolare unghia e pieghe. Al frammento si aggiunge un pregevole anello con gemma verde, consueto attributo che allude allo sposalizio mistico di Santa Caterina con Cristo.

Fonte: Sofia Di Sciascio, Reliquie e reliquiari in Puglia fra IX e XV secolo, Congedo Editore 2009, pp. 206-209.

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