Italia in finale 9 anni dopo.

Una battaglia lunga 120′ non basta. Prima Chiesa, pareggio di Morata. Ai rigori decisivi Donnarumma e Jorginho.

a cura di Loris Peluso

Vorrei augurare una buona lettura ai fortunati superstiti degli ampi festeggiamenti e degli attacchi cardiaci patiti nei 120 minuti più calci di rigore. Per squadre e tifoserie quella di Wembley è stata una vera battaglia di nervi, dove a prevalere a seguito della spietata lotteria dei rigori è stata la nostra Italia.

Il CT Roberto Mancini schiera i soliti volti in campo, fatta eccezione per l’obbligata scelta di Emerson al posto di Spinazzola, mentre la Spagna del CT Luis Enrique risponde con un modulo a specchio e il classico centrocampo tecnico e folto che li contraddistingue. La prima frazione di gioco vede gli iberici al comando e l’Italia in grandissima sofferenza, ma le occasioni però si contano sulle dita della mano.

Il primo e unico vero sussulto spagnolo è al 25’ con la conclusione mancina di Dani Olmo all’altezza del dischetto del rigore, che Donnarumma para da campione anticipando il tuffo. Paradossalmente gli azzurri giocando male hanno le chance migliori, prima con una potenziale occasione sciupata da Barella e poi sullo scadere del tempo con la traversa di Emerson.

Chiesa illude l’Italia con un meraviglioso destro a giro, poi doccia fredda del neo – entrato Morata.

La musica nella ripresa non cambia e la prima palla gol è al 52’ sul destro di Busquets, che dal limite dell’area calcia di poco alto. La reazione azzurra è guidata dall’indomabile Federico Chiesa, che al 54’ scalda per la prima volta i guantoni a Unai Simon e poi sei minuti dopo lo trafigge. L’azione parte da sinistra con l’intelligente tocco filtrante di Insigne per Immobile e proprio quando la difesa sembra aver anticipato l’attaccante napoletano, sulla palla vagante arriva Chiesa che se la sposta sul destro e calcia inaspettatamente a giro sul palo lontano.

Fermo immagine di Chiesa al momento del gol.

Il vantaggio dà sicurezza agli azzurri che sembrano trovare gli equilibri dopo 60 minuti difficili e sfiorano il match-point col neo-entrato Berardi, che al 68’ spara addosso a Simon. I cambi della Spagna fanno la differenza e al minuto 80 l’uomo più criticato dell’Europeo, Alvaro Morata, servito splendidamente da Olmo, batte con un piazzato chirurgico Gigio Donnarumma. Sulle ali dell’entusiasmo la Spagna serra le fila nei tempi regolamentari, ma senza creare grandi pericoli. Si andrà all’over-time.

Supplementari in apnea tra stanchezza e poca lucidità. La strada per la finale dell’Italia è un calvario.

Gli iberici sembrano averne di più, però continuano col palleggio sterile che difficilmente fa paura, mentre gli Azzurri buttano alle ortiche diversi potenziali contropiedi sbagliando il passaggio decisivo. Il palleggio spagnolo non fa paura e di fatti l’unica occasione da segnalare è il calcio di punizione battuto dal solito Dani Olmo, che al 98’ regala in qualche modo una chance a Morata, ma lo juventino dopo la respinta di Donnarumma non riesce a ribadire in rete e la sfera si perde sul fondo.

Il rigore decisivo di Jorginho fa partire la festa. Italia in finale 9 anni dopo!

La partita si deciderà ai rigori. Primo rigore azzurro affidato a Locatelli, che si fa ipnotizzare da Simon. Peggio riesce a fare Olmo, che da “man of the match” calcia praticamente in curva. Seguono in serie le segnature di Belotti (I), Moreno (S), Bonucci (I), Thiago (S) e Bernardeschi (I). Siamo 3-2 per l’Italia e sul dischetto si presenta il criticato Morata, che dopo aver azzittito le polemiche col gol dell’1-1, tira e fallisce dagli 11 metri, calciando un pessimo rigore e regala il match point agli azzurri, sfruttato magistralmente da Jorginho.

4-2 ai rigori, 5-3 conclusivo e l’Italia è in finale! Senza dubbio la peggiore gara dei nostri azzurri dal punto di vista del gioco, poiché i nostri sono stati messi sotto pressione dalla qualità e dal palleggio spagnolo. Pur non meritando, l’Italia ha dimostrato come sempre di saper soffrire e accede così alla tanto agognata finale, con l’auspicio di ricordare con ancora più gioia queste notti magiche grazie ad un successo nella finalissima. Il nostro l’abbiamo fatto. Ora sediamoci sul divano in attesa di Inghilterra – Danimarca e che vinca il migliore…

Le pagelle: Chiesa super, Chiellini solito baluardo.

Donnarumma: 7 – Un po’ impreciso con i piedi e in qualche uscita sulle palle alte, ma un paio di parate durante il match e il rigore parato a Morata sono oro colato per la nazionale.


Emerson: 6,5 – Schierato in emergenza al posto di Spinazzola, fa la sua buona figura e in un primo tempo difficoltoso è senza dubbio il migliore dei suoi.


Bonucci: 6 – Non ha avuto oggi l’occasione di sfruttare le sue doti nella costruzione della manovra, in quanto la nazionale è stata surclassata dal gioco iberico. In difesa, a parte qualche amnesia, sufficienza piena.

 
Chiellini: 6,5 – La mancanza di un punto di riferimento nell’attacco spagnolo lo manda in difficoltà, ma riesce a sopperire con la solita grinta.

 
Di Lorenzo: 7 – Ha nascosto praticamente nella tasca Ferran Torres. L’attaccante del City non ha visto un pallone e grande merito va al terzino del Napoli, intelligente e coraggioso.

 
Jorginho: 6 – Il rigore decisivo segnato gli vale il 6, ma nei 120 minuti non benissimo. La battaglia con i centrocampisti spagnoli, al di là del risultato, è stata persa.

 
Barella: 5,5 – Ci mette il solito impegno, ma è stanco e patisce le fatiche delle passate partite. Si spera di riaverlo al meglio per la finale.

 
Verratti: 4,5 – Irriconoscibile. Il metronomo del PSG non ne azzecca una e i ritmi del centrocampo iberico lo schiacciano. Le consuete doti di palleggio non si sono viste per niente.

 
Insigne: 6 – Molto meglio da falso nove dopo l’uscita di Immobile che da esterno. In posizione più centrale riesce a riscattare una pessima prova e aiuta molto i compagni.

 
Chiesa: 7,5 – Dà tutto per la maglia azzurra. Le sue sgasate sono ossigeno puro per la nazionale e il gol del vantaggio è una perla. Se l’Italia è in finale lo deve al suo numero 14. MVP.

 
Immobile: 5 – Servito male o meno, quel che è certo è che Ciro patisce la pressione delle grandi sfide. Da segnalare che indirettamente c’è il suo zampino sul gol di Chiesa, ma non influisce nella valutazione, vista la pessima prova offerta. Rimandato a giudizio. 

 

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