Karol Jòsef Wojtyla

Ribattezzato anche l’atleta di Dio, data la sua enorme passione per lo sport, ha lasciato un segno indelebile nel cuore della gente.

a cura di Vittorio Polimeno

Pochi sono i papi a cui è stato attribuito il titolo “il grande” e Karol Jòzef Wojtyla è uno di questi. Le ragioni possono essere tante e riguardanti argomenti più disparati, ma credo che la più importante sia stata la profonda capacità di comunicazione. Un uomo, a capo della struttura religiosa più influente dell’Occidente mondiale, che è stato capace di dialogare con tutte le altre religioni.

Un uomo che ha fatto della comunicazione, anche verbale, la sua carta d’identità; una persona capace di parlare ai potenti della terra così come ai più semplici. L’uomo che tutti credevano troppo amico dei regimi comunisti, ma che si è rivelato un ponte tra questi ultimi e le più importanti democrazie e monarchie del mondo.

Ancora oggi risuonano forti le sue parole nel discorso di inizio pontificato, il 16 Ottobre 1978: “Non abbiate paura, aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo…”! Quelle parole furono il programma della sua vita da pontefice. Tutti, al solo guardarlo, riprendevano coraggio ed erano come scossi.

Karol Jòzef Wojtyla il grande, anche nella capacità di perdonare.

Vittima di un vile attentato fu lui a muoversi nei confronti dell’attentatore e lo perdonò. Codificatore di quel meraviglioso fenomeno delle Giornate Mondiali della Gioventù, ne divenne il promotore e sostenitore dando la possibilità a centinaia di migliaia di giovani provenienti da tutto il mondo, di incontrarsi e condividere la propria fede manifestandola con gioia.

E come dimenticare la sua indignazione nei confronti dei responsabili delle stragi di Capaci e via D’Amelio. Erano decenni che non si sentiva un papa lanciare un anatema pubblicamente e con tanta veemenza! Il papa polacco fu vero interprete dei mutamenti della storia contemporanea in chiave non solo religiosa, ma anche umanistica, economica e storica, grande in tutto.

Amante dello sport, del buon cibo e della cultura, ma pronto a rinunciare a tutto per Cristo e per la Chiesa. Negli ultimi anni, ormai vecchio e provato dalla malattia, decise di non arretrare di un centimetro nel suo rapporto con i fedeli, prima con l’ausilio di un bastone, poi via via verso la sedia a rotelle.

Fino all’ultimo straziante respiro, emesso qualche giorno prima della sua morte dalla finestra del palazzo apostolico. Fu sempre presente nella vita della chiesa e sulla scena mondiale. Tutta la Chiesa deve a papa Wojtyla un risveglio dell’identità dell’essere cristiani.

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