Le sartorie a Porto Cesareo

La moda italiana ha sempre ben figurato tra gli anni ’70 e ’80 con i suoi famosi stilisti. A livello locale invece, spiccano varie figure di sartori sul nostro territorio.

a cura di Salvatore Muci

La moda italiana è da sempre stata all’avanguardia nel ruolo dell’abbigliamento, toccando il suo massimo vertice verso la fine degli anni ’70 e per tutti gli anni ’80, con l’avvento dei nostri stilisti in campo internazionale. Spiccavano i nomi di Giorgio Armani, Gianni Versace, Valentino, Basile, Gianfranco Ferrè, Nicola Trussardi e tanti altri.

Prima di loro, erano i tanti sarti italiani sparsi nel mondo, soprattutto nel continente americano e a Parigi, altra capitale della moda, oltre a Milano, a primeggiare in campo mondiale, come ad esempio il veneto Pierre Cardin. Erano solo loro a contrastare l’industria tessile anglosassone, che hanno da sempre ha dettato legge nell’abbigliamento.

Sino agli anni ’70 in ogni città e paese della nostra penisola erano presenti le sartorie, così anche nella nostra Porto Cesareo. Le botteghe dei sarti, già nel primo ‘900 erano presenti a Cesaria. Molto probabilmente era gente proveniente da qualche paese vicino.

Mesciu Placido Ratta in compagnia della moglie Tilde Quarta.

Sartorie a Porto Cesareo: da Mesciu Placido al talentuoso Franco Assanti da Nardò, una lunga trafila.

La famiglia Ratta da Leverano, possedeva dapprima una baracca e poi un piccolo locale, dove cucivano i vestiti a persone del posto. Il figlio Placido, fu l’unico che continuò la tradizione di famiglia. Aprì una sartoria in via Monti, coadiuvato dalla moglie Tilde Quarta di Leverano, oltre ad apprendisti del luogo, che cercavano di imparare il mestiere.

Tra loro spiccava Franco Assanti (foto di copertina) da Nardò: era lui ad aiutarli a cucire pantaloni, giacche, cappotti e vestiti completi. Il lavoro per i sarti in quel tempo, era intenso e con una certa continuità, soprattutto nel periodo delle cresime, prime comunioni, periodo natalizio, Pasqua e Santa Cesarea ad agosto.

Sempre sulla stessa strada, attaccato, c’era la bottega di Benito Peluso e nei pressi quella di Angelo Muci, costui coadiuvato dal maestro Nino Minnella, Mesciu Ninu. Quest’ultimo, più in là, aprì una sua sartoria in via Ugo Foscolo, strada che usciva su Corso Garibaldi. Di fronte nel passato, ricordiamo anche quella di Cosimo Albano, Mesciu Miminu.

Nell’immagine Mesciu Nino Minnella.

Anche nel mercato infrasettimanale del giovedì che si svolgeva in Piazza Risorgimento e giungeva sino alla casa di Mesciu Frangiscu (Francesco Peluso), scarparo e cantore della chiesa, erano sistemate baracche, dove i mercanti che giungevano da Nardò e Lecce, vendevano del tessuto di prima scelta, come quello di Ermenegildo Zegna. Si potevano anche cucire giacche, pantaloni, e maglioni e la possibilità di acquistare camicie e maglioni di puro cachemire.

Infine, sulla via per Leverano negli anni ’60, c’era la sartoria di Gino Saponaro da Monteroni, conosciuto nella nostra località come Mesciu Ginu. Era nella sua casa, di fronte al tabacchino di Cesare ed Emma Pasanisi.

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