Albero della Libertà a Lecce.

a cura di Paolo Galignano

Era una fredda mattina di febbraio, l’ottava del mese, quando la Regia Udienza di Lecce e il Preside Francesco Marulli aderirono, senza alcun indugio, alla Repubblica. Immediatamente, il primo provvedimento simbolico della rivoluzione fu lo sventolio del tricolore francese sulla Regia Udienza e la decisione di piantare l’albero della Libertà, inequivocabile simbolo del Pensiero Liberale.

Il clima di festa dei giacobini salentini pervase tutte le vie della città; la sera del 9 febbraio, accanto la statua di Sant’Oronzo, fu piantato l’albero della Libertà, che consisteva in una pianta di alloro, al vertice della quale fu posta un’asta con un berretto di panno rosso, dal quale scendeva una grande bandiera dai colori: giallo, rosso e celeste. Inoltre, fu anche esposto un quadro, nel Sedile, raffigurante una guerriera con un’asta e una coppola, a immagine della libertà giacobina.

Ma, “come tutte le più belle cose …”, anche la Rivoluzione di Lecce durò solo un giorno: il popolo fu sobillato da preti e reazionari, che fecero credere loro che il Santo della città si fosse ribellato alla presenza di quell’albero e all’oscenità di quel quadro. Furono quindi distrutti entrambi i simboli della libertà giacobina e furono sostituiti dai ritratti dei Reali Borbonici.

Dal giorno seguente iniziò un lungo e sanguinoso periodo di terrore e repressione, durante il quale furono perseguitati, con minacce e processi sommari, tutti coloro che avevano manifestato simpatie giacobine e che erano sospettati di aver partecipato alla Rivoluzione di Lecce.

Il 13 febbraio, si suicidò il Preside Francesco Marulli, uno dei principali fautori della rivoluzione giacobina salentina; la causa controrivoluzionaria si affermò definitivamente (in largo anticipo rispetto alle altre città italiane) l’8 marzo 1799, con l’insediamento, come Preside della Provincia, di Tommaso Luperto. Questo periodo di terrore terminò con la Pace di Firenze, con la Repubblica francese, nel febbraio 1801.

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