Luigi Mariano.

a cura di Alessio Peluso

“In realtà il severo paesaggio della Puglia è in queste distese di mastodontici ulivi, in questi tappeti a non finire di viti basse, che si tengon ritte da sé. E non c’è minor fascino, per chi lo sa sentire, in tale elementarietà di paesaggio, che nei menhir, nei dolmen, nei trulli…” E a rendere ulteriore omaggio alle considerazioni di Cesare Brandi, storico e critico d’arte del ‘900, vi è la musica d’autore, frutto di un lavoro quotidiano, di passione, di predisposizione dell’animo a lasciarsi trasportare non solo dalle onde sonore, ma dalla musicalità stessa delle parole. Potremmo riassumere la nostra digressione in unico nome: Luigi Mariano, cantautore classe 1973 ed originario di Galatone.

– Finalmente Luigi Mariano, oserei dire! Seguo da anni i tuoi trascorsi musicali e sono onorato di accoglierti nella grande famiglia di ECCLESIA.
– Grazie a voi! Ho accettato con grande piacere il vostro invito.


– Tutto ha un inizio: papà Salvatore appassionato di musica classica, la madre Giuliana di musica d’autore. Un mix esplosivo che ha influenzato Luigi Mariano, non poco, sin da bambino…
– È vero, sono stato fortunato. I miei nutrivano un’enorme attrazione per la musica, ma direi per l’arte in genere, soprattutto mia madre, appassionata di pittura e scultura. Erano entrambi persone curiose, che amavano viaggiare e scoprire. Lo spirito di mio padre era quello di un ragazzo assetato di avventura, anche se per lui la musica era soprattutto l’opera di Puccini, l’operetta e le antiche canzoni anni ‘40, ‘50 e ‘60. Mia madre invece era una grande ascoltatrice dei cantautori. E mi ha da subito inculcato la sacralità dei testi delle canzoni, da lei spesso paragonati ad autentiche poesie. Credo che la scintilla primordiale, per me, sia partita da lì.


– Ma per completare la composizione familiare, come non citare lo zio Vittorio, le sue prime nozioni e un armonium anni ’60. Cosa suscita in te a distanza di anni, il ricordo di quello strumento?
– Ogni domenica ci recavamo a Nardò, a casa della nonna Maria, dove viveva lo zio Vittorio, rimasto celibe. D’estate lo zio mi regalava qualche lezione teorica di pentagramma. E d’inverno suonava un armonium anni ‘60. Dopo pranzo mi avvicinavo a quello strumento, mettendoci ogni tanto le mani, per sperimentare un’emozione nuova, imparando a suonare ad orecchio con la sola mano destra, a soli dieci anni.

Il fascino non era legato tanto all’armonium in sé, quanto al mistero in codice che sembrava celarsi dietro la disposizione di quei tasti bianchi e neri. E pensare che, dopo quarant’anni, continuano ancora a suscitare in me sensazioni magiche e indescrivibili. In seguito ho trasferito tutta la passione sulla tastiera e infine, all’amato pianoforte. Il piano è tuttora il mio strumento del cuore.


– Racconti, ma anche poesie. Una di esse “Una volta soltanto” è musicata da Andrea Baccassino. È un imput decisivo che apre le porte dell’ispirazione e dà il via alle prime esibizioni live con gli “Heaven’s door”.
– A fronte di un’infanzia grandiosa, ho purtroppo vissuto un’adolescenza molto dura: vari problemi familiari hanno dilaniato la serenità della famiglia, soprattutto di mia madre. Questo mi indusse a richiudermi molto su me stesso.
Mi rifugiavo nella lettura dei romanzi e a un certo punto ho anche iniziato a scrivere racconti, in modo ossessivo.

Fino a che un giorno, a diciassette anni, rifiutato da una ragazza che amavo, scrissi una poesia per lei. Non l’avevo mai fatto e decisi di farla leggere a un compagno di liceo, Andrea Baccassino, già all’epoca musicista e scrittore di commedie.

Andrea la musicò e io ne restai così avvinto da volerla a tutti i costi imparare a suonare, per entusiasmo ed orgoglio. Appresi accordi e scale in pochissimo tempo, quasi da solo, esercitandomi per mesi e mesi, tante ore al giorno. Fino a che non fui assoldato come tastierista e seconda voce negli “Heaven’s Door”, il gruppo musicale di mio cugino. Avevo diciott’anni.


– Gli studi porteranno Luigi Mariano lontano dal Salento, destinazione Roma. È qui che Massimo Bubola, protagonista in due album di De Andrè nota il tuo talento. E lo fa presente con una telefonata che non puoi dimenticare…
– Arrivai a Roma a diciannove anni per studiare Medicina, in modo intenso, metodico e con grandi risultati. Nella mia mente pensavo di emulare il percorso di Jannacci. Ma quando, verso i venticinque anni, persi di colpo l’entusiasmo, capii che non era la mia strada: rappresentava solo un modo un po’ masochista e tenero di rendere felici i miei.

La musica nel frattempo non aveva mai abbandonato i miei pensieri, per cui spedii in giro i provini delle mie canzoni. Massimo Bubola, che viveva a Verona, ricevette il mio pacchetto e mi telefonò subito. Mi riempì di complimenti inattesi e si arrischiò addirittura a definirmi tra i giovani più bravi che avesse mai incontrato in quegli anni.


– Tra le maggiori influenze musicali di Luigi Mariano Bruce Springsteen. E nel 2010, dopo un lungo riadattamento viene fuori “For you 2 – a tribute to Bruce Springsteen”.
– Bruce è stato uno dei miei idoli adolescenziali, nella seconda metà degli anni ‘80. Mai avrei creduto che, dopo una lunga pausa che mi ero preso da lui e dalla sua musica, tornasse poi prepotentemente a rappresentare per me così tanto, dagli anni 2000 in poi.

Ma i suoi valori legati all’amicizia fraterna, alla fiducia dopo ogni caduta, alle radici familiari e al credere profondamente in sé stessi, hanno contribuito quasi a salvarmi dal rischio di una brutta depressione, nel momento in cui ho lasciato gli studi.
A quel punto ho iniziato ad adattare in italiano moltissime sue canzoni e a cantarle dal vivo, perché mi infondevano forza. “For you 2 – a tribute to Bruce Springsteen”, contiene la voce di molti artisti italiani e stranieri, tra cui i Modena City Ramblers e Daniele Groff.


– Nello stesso anno nasce “Asincrono”, il primo album di Luigi Mariano. Tra ironia, leggerezza ed intimità, che ad esempio possiamo scorgere all’interno di “Edoardo” …
– Quel mio primo disco, molto frizzante e variegato per tematiche e generi musicali, arrivava dopo quasi vent’anni di scrittura di canzoni. Negli anni 2000 iniziai timidamente a uscire allo scoperto, partecipando ad alcuni concorsi musicali e iniziando ad esibirmi a Roma, soprattutto dal 2003 in poi, nei cui club e locali divenni molto amico di Simone Cristicchi e Pippo Pollina.

“Asincrono” uscì in autoproduzione, senza un’etichetta discografica e senza ufficio stampa. Eppure ricevette un’inattesa pioggia di consensi, su quotidiani e riviste nazionali, oltre a menzioni assai generose di vari personaggi dell’ambiente (Morandi, Cristicchi, Marcorè), e varie ospitate in studio a Radio Rai (da Fiorello, Cuccarini, Nino Frassica). Arrivarono poi anche prestigiosi riconoscimenti, specie per la canzone “Edoardo”, premiata col Premio Daolio 2010 e il Premio Bindi 2011. Tuttora resta il brano più amato dal pubblico.


– Nel 2016 nasce “Canzoni all’angolo”. Un disco graffiante, dove spiccano collaborazioni importanti: da Mino De Santis a Simone Cristicchi, passando per Neri Marcorè
– Il secondo disco arrivò dopo un periodo difficilissimo. Avevo perso la mia zia più cara nel 2013 e mio padre nel 2014. Nel 2015 la botta finale: mia madre aveva scoperto una cirrosi avanzata, con aspettativa di vita di appena due anni. Tutti questi sconvolgimenti personali mi avevano travolto e indotto a lasciare Roma, città in cui vivevo da 21 anni. Nel 2016, in un periodo di momentanea serenità, riuscii a tornare però a Roma per sei mesi e incisi il disco “Canzoni all’angolo”.

Brani come “Mille bombe atomiche”, “Quello che non serve più”, “Se ne vanno” e “L’ora di andar via” risentono un po’ del duro periodo personale che avevo vissuto e stavo vivendo (persi mia madre l’anno successivo). Stavolta però, a livello discografico, non ero più solo: c’era con me Pierre Ruiz, amico e mecenate della musica, che aveva fondato da pochi anni l’etichetta discografica Esordisco.

Il disco uscì grazie al suo generoso supporto economico. L’intervento di amici e ospiti come Neri Marcorè, Simone Cristicchi e Mino De Santis, lo rendono davvero speciale. Il disco ha anche ricevuto il Premio Lunezia doc 2016 e il Premio Civilia Zingari Felici 2017. Credo mi rispecchi molto.


– Ed ora il presente: dopo tante date in giro per l’Italia, numerosi premi ed attestati raccolti, inizia a far capolino l’idea di un nuovo album?
– Non ancora in modo chiaro, ma nella mia testa è uno dei prossimi obiettivi. Ho molte nuove canzoni da parte e altre ne ho da scrivere nei prossimi mesi. Ho anche molti brani, per me più che validi, forzatamente scartati dai due dischi precedenti, per pure ragioni di spazio.


Al momento ho necessità di rimettere assieme alcuni tasselli del mio percorso, sia emotivo che artistico, dopo l’improvvisa e tragica morte, ad agosto, del mio amico e discografico Pierre Ruiz. È stato un evento che mi ha scioccato. Era un uomo meraviglioso, pieno di un entusiasmo travolgente per l’arte e la musica.
– Grazie Luigi Mariano di essere stato con noi! Come redazione ed appassionati di musica continueremo a seguire il tuo percorso artistico con grande interesse.
– Grazie a voi per la disponibilità. Un saluto affettuoso a tutti i lettori!

Nell’immagine in alto il cantautore salentino Luigi Mariano in concerto. Per approfondire clicca qui!  

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