Sant'Antonio e Porto Cesareo

Una tradizione in voga l’ultima domenica di gennaio. E oltre ai riti religiosi, faceva da richiamo la “Focara”.

a cura di Salvatore Muci

Sant’Antonio Abate, uno dei fondatori del monachesimo, perciò detto padre dei monaci, nacque presso Eracleopoli – Medio Egitto – anno 251 – e morì presso Afroditopoli nel 356. Secondo la sua biografia scritta da Sant’Antonio nel IV secolo, si ritirò verso i 20 anni nel deserto del Tebaide, dove lo raggiunsero numerosi discepoli. Fondò varie comunità anacoretiche in Egitto.

Fu due volte ad Alessandria, a sostenere i cristiani durante la persecuzione e a combattere l’arianesimo. Da lui ricevette eccezionale incremento il monachesimo orientale. La tradizione vuole che nel deserto subisse tentazioni, rappresentate nell’iconografia e nella letteratura; ad esempio un dipinto del Santo di scuola senese del XV secolo è a New York, collezione Lehman.

A lui si richiamano i vari ordini monastici detti Antoniani. La sua festa è il 17 gennaio e in molte città, paesi e borghi d’Italia si accendono falò, fuoco all’aperto in segno di festa. Nel nostro Salento è denominata Focara. Famosa quella di Novoli che si accende la vigilia, nella sera del 16, mentre un’altra si tiene a Carmiano la domenica seguente; a Porto Cesareo Sant’Antonio si festeggia l’ultima domenica di gennaio.

Sant’Antonio Abate onorato con l’accensione del falò a Porto Cesareo già dagli anni ’30.

Molti anni fa, nelle prime domeniche di febbraio tra gli anni ’30 e ’50, un falò veniva acceso nei pressi della Torre della Finanza. Dagli anni ’60 e i primi ’70, la data fu quella odierna. Il programma della festa era il seguente. In mattinata c’era la celebrazione domenicale dedicata al Santo, con l’esposizione tra la balaustra e l’altare. La statua si trasportava dalla casa di via Manzoni, dei coniugi Martina – Colelli dov’era nella sua celeste vetrata, sino alla parrocchia.

Sant'Antinio a Porto Cesareo anni '70

Nella foto Processione di Sant’Antonio anni ’70.

Al termine della messa, all’uscita della gente dalla chiesa, c’era l’accensione di una lunga batteria. Nel pomeriggio usciva una lunga processione con in testa l’allora parroco Don Lorenzo, sempre accompagnata da una banda musicale di paesi limitrofi. Ad esempio Lecce, Galatone, Leverano, Copertino, Veglie e Monteroni. Terminato e rientrato il simulacro in chiesa, c’era la messa serale.

La focara composta dalla raccolta delle “sarmente”.

A conclusione il sacerdote coi chierichetti in compagnia del Comitato e dei musicanti, si recavano verso il Piazzale di Ponente dov’era sistemata la Focara, assomigliante a un’altissima pagliara di legna secca, le cosiddette sarmente. In mezzo un altissimo palo cui si metteva sopra una bandiera italiana e altro. In quel di giorno di festa erano sistemate delle batterie di fuochi d’artificio che ricoprivano le fascine di legna, che si accendevano per far prendere fuoco alla pira.

Il lunedì sera la statua faceva ritorno in via Manzoni. Detta festa è durata col seguente programma sino a metà anni ’80. Dopo la morte di Don Lorenzo si è programmata diversamente, ma sempre con la stessa attesa della gente di Porto Cesareo. Negli anni ’90 per tale evento, vennero impiantate nel Piazzale di Ponente, le luminarie. Da quel momento ci fu anche lo spostamento del falò: prima nella zona Scalo d’Alaggio, poi sul Piazzale delle Colonie. Per qualche anno, causa traversie logistiche in paese, si è accesa presso il Piazzale delle Dune.

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