Sony Walkman tipico.

a cura di Giuseppe Gorbelli

Alla fine degli anni Settanta, un team di imprenditori, fisici e ingegneri giapponesi si riunisce per dare forma a un oggetto che modificherà per sempre il modo di ascoltare la musica. Così, il primo luglio del 1979 Sony porta sugli scaffali dei negozi un lettore di musicassette portatile con cuffie. Walkman in Giappone, Stowaway nel Regno Unito, Soundabout in America. Il TPS-L2, primo modello commercializzato, appare subito molto più di uno strumento di ascolto. Casual e di tendenza, dai colori blue jeans e metallizzato, il Walkman è un vero e proprio accessorio da indossare.

L’immaterialità sonora trova corpo in questo oggetto, il cui cuore viene caricato dalle musicassette. I nastri, girando, vanno a irrorare i fili che conducono, come delle arterie, la musica all’orecchio. È un’esperienza immersiva che isola la persona dall’ambiente esterno, l’ascolto da condiviso diventa intimo. Il segreto del grande successo risiede non tanto nell’innovazione tecnologica, ma nella rivoluzione funzionale che questo strumento ha determinato: una chiusura netta con il passato e l’avanzare della musica da passeggio in solitaria.

L’invenzione attribuita a Akio Morita, Masaru Ibuka e Kozo Ōsone si scontra con il caso legato ad Andreas Pavel, primo a brevettare un sistema stereo portatile, lo Stereobelt, che Pavel propose ad aziende come Philips e Yamaha. I colossi valutarono che indossare le cuffie in pubblico sarebbe stato ridicolo e inusuale per le persone e bocciarono il progetto. Sony fu poi costretta in giudizio a riconoscere a Pavel la paternità del Walkman, pagando diritti milionari all’uomo che aveva avuto per primo la felice intuizione. L’epoca del Walkman tramonta in maniera definitiva nel 2010, anno in cui Sony decide di metterlo fuori produzione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *