Treno della memoria.

a cura di Aurora Paladini

Realtà e manipolazione. Memoria e indifferenza. Umano e disumano. Identità e negazione. A quasi due anni dal mio Treno della Memoria, non posso ancora dire di aver metabolizzato tutto quello che ho visto e che ho sentito in meno di una settimana. Lo dimostra, forse, il mio diario di viaggio che si ferma bruscamente al giorno precedente alla visita dei campi di Auschwitz e Birkenau, simboli del più eclatante e sconvolgente processo di annientamento dell’altro nella nostra storia. Gli episodi storici sono noti a tutti. Il lato oscuro della luna, però, spesso viene ignorato ed è talmente irrazionale, crudo, impossibile, talmente difficile da credere reale da aver dato persino adito ai primi negazionisti della storia.

Tuttavia, i numeri non sono la parte sconvolgente. Di sconvolgente c’è il processo che giorno dopo giorno, anno dopo anno, ha portato milioni di persone a diventare non – persone, a non – essere. Immagina di essere tu, italiano o italiana, nell’occhio del ciclone. Immagina che da domani ti venisse vietato di esercitare la tua professione, perché sei italiano. Immagina che ai tuoi figli venisse poi vietata l’istruzione.  Immagina che poi ti venisse vietato di frequentare chi, a differenza tua, non è italiano. Immagina che poi tu venga cacciato dalla tua stessa casa, perdendo così definitivamente ogni diritto economico.

Immagina, poi, di essere trasferito in un “campo di protezione”, dove ti verrà tolto il nome, ti verranno tolti i vestiti, i capelli, tutti i tuoi beni e sarai separato dalla tua famiglia. Non potrai più nemmeno decidere quando andare in bagno o quando andare a dormire. Perché hai una sola colpa: sei. E allora, arrivati a questo punto, cosa resta di un essere umano? La morte fisica diventa un dettaglio marginale perché, in realtà, sei già morto: senza identità, senza il minimo diritto, senza umanità.

Il Treno della Memoria può essere raccontato, ma soltanto viverlo può portare ognuno dentro ad un capitolo di storia delicato, tanto che entrare nei luoghi della follia ti fa sentire ladro della tragica storia di qualcun altro. In un vortice confuso di sensazioni, una cosa è chiara: quanto è successo fa parte del passato; il nostro presente e il nostro futuro, però, non sono immuni. La logica della sopraffazione, della disumanizzazione, della negazione dell’altro, è sempre un rischio che si cela dietro alle forme più impensabili.

La nostra percezione dell’altro può essere facilmente manipolata. Abbiamo un’unica e sola arma contro la follia e l’indifferenza che hanno ucciso milioni di persone: la memoria. Ricordare e contestualizzare. Dire ogni giorno, come prima dell’uscita dal campo di Birkenau: “Io vi ricordo”. E questo perché non accada mai più.

“Il treno della memoria” è una testimonianza diretta dell’autrice, che ha visitato i luoghi del massacro nel 2019.

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