Trulli ad Alberobello.

Sono indubbiamente tra le bellezze più ammirate del Salento. Alberobello in particolare custodisce strutture costruite nel XIV secolo.

a cura di Dario Dell’Atti

La costruzione dei primi trulli risale all’epoca preistorica, precisamente nella Valle d’Itria. In questo periodo erano presenti insediamenti e costruzioni (i tholos) usate per seppellire i defunti. I trulli più antichi oggi si trovano ad Alberobello e risalgono al XIV secolo.

Qui il Conte di Conversano riuscì a riqualificare una terra abbandonata a sé stessa facendola divenire nuovo nucleo abitativo della Valle d’Itria. Il regnante Roberto d’Angiò, principe di Taranto e poi re di Napoli dal 1309 al 1343 esigeva sempre più tasse; gli abitanti del posto allora decisero di costruire abitazioni a secco (senza malta) in modo da essere smantellate in fretta.

La maggior parte degli storici concorda nell’attribuire tale tecnica edilizia alla presenza di pietra calcarea particolarmente adatta alla costruzione e smantellamento del trullo. Nel 1620 Alberobello assunse la fisionomia di un insediamento indipendente, arrivando a contare circa 3500 persone verso la fine del XVIII secolo.

Nel 1797 il Re di Napoli Ferdinando IV di Borbone le conferì il titolo di città reale con il nome di “silva arboris belli” dal latino medievale, per richiamare un tempo passato in cui l’intera zona era ricoperta da una vegetazione molto fitta.

I trulli visti dall’interno tra spiritualità ed esoterismo.

La conformazione del trullo presenta solitamente una pianta circolare, i cui interni si uniformano intorno al vano centrale. Le mura spesse e di colore bianco simboleggiano la purezza; le poche finestre, agevolano l’equilibrio termico dell’abitato, caldo in inverno e fresco in estate. Rilevante è la chiave di volta sul pinnacolo, spesso decorata con motivi di carattere esoterico, spirituale o propiziatorio, allo scopo di tenere lontano le influenze maligne.

Dal richiamo religioso risultano il sole e la croce, con rimando alla figura di Cristo; di origine pagana invece, il bue, che simboleggia un rito scaramantico. Non mancano inoltre le cosiddette “linee intrecciate”, segni zodiacali o addirittura le iniziali del nome, da parte del proprietario del trullo stesso; in alcuni casi disegni riguardanti il mondo dell’agricoltura.

A partire dal 1996 i trulli sono riconosciuti come Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Solo nei piccoli rioni di Aja Piccola e Monti ne troviamo 1500 circa.

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