Un anno di scuola: le impressioni della dirigente Ornella Castellano e dei ragazzi.

La Redazione

L’anno scolastico 2020 – ’21 si è concluso da poco con gli esami di stato. Un’annata difficile, particolare e con tante incognite dovute alla continua altalena tra D.A.D. e lezioni in presenza. Nasce così l’idea di chiedere ai diretti interessati, ovvero ai ragazzi: cosa rimane in positivo e in negativo di questo anno di scuola? Lo abbiamo chiesto a loro, ma anche e soprattutto ad Ornella Castellano, dirigente scolastico presso l’Istituto Comprensivo a Porto Cesareo, che ringraziamo per la disponibilità. La lettura delle testimonianze invece, sarà intervallata dalle foto scattate lo scorso 22 giugno, durante la presentazione al pubblico, dei lavori dei ragazzi della Scuola Primaria e Secondaria di Primo Grado e Scuola dell’Infanzia.

Castellano: “La cultura ci rende liberi”.

Dopo ogni occasione nuova che ci capita di vivere, piacevole o spiacevole, faticosa o gioiosa, ci ritroviamo più ricchi, più forti. Oggi, dopo la devastante esperienza della pandemia, ciascuno è più consapevole del valore della relazione e dell’importanza della conoscenza. Due anni durissimi ci hanno visti protagonisti di una pagina della storia tra le più terribili che l’uomo ha dovuto affrontare. Nessun angolo del pianeta è stato risparmiato, nessun luogo è rimasto libero dal virus, persino le vette del Tibet e i ghiacci dell’Antartide.

Per la prima volta un unico evento ha interessato tutti, senza distinzioni e senza esclusioni, senza privilegi per nessuno. Cosa abbiamo imparato? Ora più di prima sappiamo che solo il senso di responsabilità di ciascuno è la chiave per chiudere con un passato doloroso; sappiamo che con il contributo di ognuno usciremo completamente, un giorno non lontano, da quest’incubo.

Ancora una volta l’uomo ha saputo imporre una svolta risolutoria agli eventi; ancora una volta la Cultura ha vinto. Grazie allo studio e alla ricerca scientifica che ha prodotto i vaccini, vinceremo definitivamente sul Covid e sarà una vittoria di tutti. Un grande filosofo, Karl Popper, diceva che la società evolve grazie agli artefatti culturali che, realizzati dalle grandi menti, diventano patrimonio dell’umanità stessa e collettori di crescita.

I vaccini sono proprio un artefatto realizzato dalla ricerca medica che è diventato patrimonio dell’umanità. Ripercorrere questi due anni rende evidenti molti errori che sono stati commessi dalla scelleratezza di alcuni; a chi si è macchiato di inciviltà non rispettando le regole rivolgiamo uno sguardo paziente, ma ne condanniamo l’agire e da loro impariamo a distinguere i comportamenti del buon cittadino da quelli scorretti.

Constatiamo, tuttavia, che i comportamenti scorretti, derivati inequivocabilmente da ignoranza, hanno rallentato, ma non impedito, la risoluzione della pandemia. In prima linea contro il Covid ci sono i medici, gli infermieri, i ricercatori e tutti coloro che hanno organizzato e gestiscono le difficilissime tappe di questi due anni: li ringraziamo. Uno ad uno.

Il vero trionfo lo dobbiamo alla cultura, alla ricerca e agli studi che ci hanno resi tutti più ricchi. La cultura ci rende liberi, ragazzi. E voi venite a scuola ogni mattina per imparare ad imparare, per impadronirvi degli strumenti per comprendere il mondo e per attrezzarvi a diventare creatori di cultura e cittadini del mondo, costruttori di pace. Buona estate a tutti!

Un anno di scuola, il punto di vista dei ragazzi.

Anna Andrea: “Quest’anno avevo voglia di cambiare…”

Sicuramente quest’anno non sarà stato uno dei migliori, eppure, eccoci qua alla fine del mese di giugno con gli asciugamani in mano pronti per andare al mare. Ne abbiamo passate di tutti i colori: il continuo viavai tra casa e scuola, le interrogazioni prefissate il giorno prima e le grida dei professori quando non indossavamo la mascherina. È stata dura, ma ce l’abbiamo fatta, nonostante le mille sfide imposte ogni giorno.

Ho cercato di dare il massimo, di stupire me stessa e i miei professori. Volevo far vedere loro che non ero più la stessa alunna entrata tre anni fa, quell’alunna un po’ timida che si limitava a prendere sette. Beh quest’anno avevo voglia di cambiare e così è stato. Certo, la didattica a distanza mi ha un po’ limitata: da un’ora di lezione si è passati a mezz’ora e questo ovviamente ha causato il dimezzamento del programma, ma grazie all’impegno dei professori e il nostro piccolo contributo, tutto è stato possibile.

Se ad oggi dovessi dare un voto a quel che è stato l’anno, probabilmente darei 8, di cui i primi 4 punti li darei all’anno in generale e gli altri 4 allo stress e i continui attacchi di panico provocati da interrogazioni e verifiche. È un’esperienza che sicuramente andrò ad aggiungere nel mio bagaglio personale.

Ai miei prof invece vorrei dire semplicemente “GRAZIE”, di quel che hanno fatto per noi quest’anno. Non è stato facile neanche per loro e questo glielo si leggeva in faccia, ma hanno saputo comunque fare il loro lavoro, e potrei dire anche “nel migliore dei modi”. Son sempre stati lì, ad aiutarci e ad ascoltarci e guai se una cosa non era chiara: la ripetevano cento volte, ma guai se il giorno dopo qualcuno si permetteva a dire “non ho capito”.

Vorrei dire grazie a quei professori nuovi che hanno saputo adeguarsi e sopportarci e un grazie infinite a coloro invece che ci seguono dal primo anno. Probabilmente fra qualche anno mi dimenticherò di qualcuno di voi oppure lo ricorderò, ma in modo un po’ sfocato, ma sappiate che anche se non mi ricorderò di voi cari professori un qualcosa nel mio cuore lo avete lasciato, anche un solo ed unico ricordo, ma quel ricordo varrà per mille e questa è una promessa.

Angelica: “Ci siamo rimboccati le maniche”.

Quest’anno è stato molto difficile, perché siamo stati in D.A.D. più volte, e quando avevamo la possibilità di tornare in presenza, solamente alcuni tornavano. A risentirne, però, non siamo stati solo noi alunni, ma anche i professori, che hanno dovuto gestire gli studenti in D.A.D. e gli studenti in presenza, un’impresa difficile.

Nonostante l’anno altalenante, ci siamo rimboccati le maniche, abbiamo dato il meglio di noi, portando avanti il programma scolastico, concludendolo. Tutti gli alunni hanno sofferto molto, perché con la chiusura delle scuole non è possibile avere un contatto diretto con i professori e i compagni di classe, un contatto molto importante per la crescita degli alunni, quel contatto che ti fa innamorare della scuola.

Dopotutto noi ragazzi di terza abbiamo concluso quest’anno splendidamente, affrontando gli esami prontamente, grazie all’aiuto dei professori, che ci hanno supportato e sopportato nonostante la distanza.

Eleonora: “Anche le piccolezze iniziarono ad emozionarmi”.

Quest’anno per fortuna si è concluso in presenza, quindi noi alunni abbiamo potuto vedere faccia a faccia tutti i compagni, i bidelli e i professori che nel volto avevano un sorriso di tristezza, perché magari avrebbero voluto insegnare di più a questi ragazzi, conoscerli meglio e non solo dare dei compiti ed essere schematici.

Tutti i giorni avevano a che fare con nuovi problemi: prima il collegarsi in videoconferenza, poi le varie interferenze e infine gli alunni che quando un prof parlava e faceva di tutto per catturare la loro attenzione, non facevano altro che spegnere tutto e fingere di avere un problema, e direi che ne abbiamo già abbastanza!

A inizio anno chiunque sapeva che saremmo tornati a fare videolezioni, ma provavamo a negare il nostro destino. Ogni giorno era sempre lo stesso, c’era sempre la luce, il clima era quello e il pigiama pure; però almeno avevamo più tempo per conoscere la nostra persona, ad esempio io andavo in giardino e iniziavo a suonare o a cantare, per evadere un po’.

Questa nuova modalità ci ha fatto recuperare una parte del tempo perso con la famiglia, anche se ce ne ha fatto perdere tanto con le persone che non siamo riusciti a vedere. Ho meditato tantissimo in quei mesi e ora ho sviluppato questo modo di fare, che indubbiamente ha influenzato la mia vita. Tornare a scuola quei pochi giorni faceva ricordare la normalità e così anche le piccolezze iniziarono ad emozionarmi, perché non capisci il valore di qualcosa finché non ti viene tolta!

Tutto sommato a qualcosa è servito quest’anno, ma ora siamo stanchi di tutto ciò e l’unico desiderio che voglio è la normalità per tutti, iniziare il nuovo anno scolastico potendo creare dei saldi legami e non avere il timore di abbracciare una persona, perché è questo quello di cui abbiamo bisogno.

Sara: “Ogni giorno era una routine”.

Quest’anno è stato un anno particolare, un po’ strano, sia per come passava il tempo e sia per come potevamo comunicare a scuola. Nonostante questo le cose che abbiamo imparato sono state molte. Tutti noi anche se in piccolo abbiamo fatto un passo in più, siamo maturati e continueremo a farlo.

Abbiamo imparato ad usare propriamente la mascherina, come comportarci in luoghi affollati, abbiamo saputo tenere per la maggior parte del tempo le distanze, e anche se la pandemia ci ha portato via molte esperienze a cui potevamo avere accesso, noi siamo andati avanti lo stesso a testa alta, ed è proprio questo ciò di cui si deve andare fieri.

Ogni giorno era una routine: accendevamo il computer per entrare in lezione, eravamo soli e l’unico mezzo con cui potevamo comunicare era il telefono. Tutti noi non vedevamo l’ora di tornare a fare lezione “dal vivo”, a scuola, ma sapevamo ed ipotizzavamo che tornando, i professori avrebbero organizzato tantissime verifiche ed interrogazioni perché si sa che in D.A.D. gli alunni barano …

Per i ragazzi di terza che dovevano affrontare gli esami preparare la tesina non è stato semplice, specie per coloro che volevano dare un tocco originale. I primi 15 giorni eravamo bloccati con la didattica a distanza ed elaborare una tesina senza contatto, non è stato facile. Ma c’è da dire che i voti sono stati abbastanza alti, per fortuna! È stato un anno che noi ragazzi non dimenticheremo facilmente, perché finalmente abbiamo iniziato a pensare e riflettere su quello che accade intorno a noi.

Un anno di scuola: la giornata clou del 22 giugno, presso la Scuola dell’Infanzia.

“Vado a scuola per coltivare un sogno…” – Fernando: “La lettura ti rende libero”.

Il 22 giugno si è tenuta, presso la scuola dell’Infanzia, la mostra di tutti i lavori svolti, durante l’anno scolastico 2020-2021, dagli alunni dell’Istituto Comprensivo di Porto Cesareo. Erano presenti i lavori svolti da ogni ragazzo dell’istituto: dai lavoretti fatti dai bambini delle scuole dell’infanzia, come la piramide alimentare o la città in miniatura, ai modellini delle cellule, ai cartelloni, ai disegni sui diritti, ai libri e testi particolari, fatti dai ragazzi della scuola secondaria di primo grado, di cui faccio parte anch’io.

La mostra, voluta dalla nostra Dirigente Ornella Castellano, è stata allestita nel migliore dei modi, ed è stata curata nei minimi particolari grazie a tutti i docenti dell’istituto, che si sono impegnati assiduamente per rendere il tutto il più bello e interessante possibile. Anche noi ragazzi di terza abbiamo dato il nostro contributo e aiutato i nostri professori spiegando tutti gli elaborati.

Per quanto mi riguarda, sono rimasto molto colpito dal numero di lavori realizzati, dal lavoro e dall’impegno che tutti ci hanno messo, se pensiamo che anche quest’anno siamo stati attanagliati da questo virus, che purtroppo non ci ha permesso di esprimerci nel migliore dei modi. Dunque, a mio parere, questo è un ottimo risultato per la nostra scuola che non si è fatta sconfiggere e ha lottato con grinta ottenendo una vittoria.

Inoltre, in serata, sono stati donati alcuni libri ai bambini nati nel 2020. Questo è stato un bel gesto e soprattutto un augurio per tutti, perché la lettura ti rende libero e la speranza, che vive dentro ognuno di noi, è il ritornare liberi come prima. Mi ricorderò a lungo di questa manifestazione, soprattutto perché è stata l’ultima del mio percorso nella scuola secondaria di primo grado ed è stata quella in cui ho potuto vedere realmente quanto lavoro e sacrificio c’è nel portare a termine un progetto a cui ci tieni particolarmente. Rimarrà, dunque, un bellissimo ricordo, che porterò sempre con me.

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