Nando.

a cura di Alessio Peluso

“Eccolo qua, eccolo qua! È arrivato Nando!” È uno degli slogan che a Porto Cesareo si riconosce immediatamente. È’ quello di Nando, noto venditore ambulante, proveniente dal Senegal, Africa Occidentale. Sarà lui il grande protagonista della nostra intervista sul mondo africano, definito perfettamente nelle parole di Claudia Cardinale: “L’Africa è un pensiero, un’emozione, quasi una preghiera: lo sono i suoi silenzi infiniti; i suoi tramonti; quel suo cielo che sembra molto più vicino del nostro, perché si vede di più, perché le sue stelle e la sua luna sono più limpide, nitide, pulite: brillano di più.

– Benvenuto Nando, è un piacere averti qui con noi.
– Grazie a voi per l’invito e soprattutto per la possibilità di parlare della mia terra.


– E allora caro Nando partirei da una breve presentazione, alla scoperta del tuo nome d’origine.
– In Senegal l’usanza è di avere due nomi: il primo è Ndiaye Mansour, i miei amici invece mi conoscono come Dit Mara. Ho 34 anni e fin da piccolo, anche contro la volontà dei miei genitori, sono diventato venditore ambulante, facendo esperienza a Ponty Sandaga, uno dei mercati più importanti vicino Dakar, la capitale.


– Tanti anni fa il tuo approdo in Italia. Immagino non sia stato facile staccarsi dalla propria terra.
– Sono giunto in Italia nel 2005: avevo visto tanti uomini senegalesi emigrare e poi tornare nella nostra terra, dopo aver migliorato la loro condizione economica. Tante le difficoltà iniziali, a partire dalla lingua e dalla solitudine. Fortunatamente la vicinanza di mio fratello Mamour Fall, che già dal 2001 viveva a Milano, mi ha dato la forza di andare avanti.


– In tanti libri, testimonianze e documentari, chi ha potuto sentire il “profumo” dell’Africa ne è rimasto affascinato. Che cosa rende questa terra così speciale?
– Disponibilità, umiltà e accoglienza, rendono la nostra gente così speciale. Ci sono molte meno barriere e pregiudizi, rispetto all’Europa. E poi un clima unico che ci rende orgogliosi della nostra terra.


– La nostra Porto Cesareo si può definire multietnica: folta è la presenza non solo dal Senegal, ma anche da Marocco, Polonia o Romania. Come hai vissuto l’integrazione e l’ambientamento nel corso del tempo?
– A Porto Cesareo mi trovo benissimo, come se fossi in Senegal. A volte ho l’impressione di essere diventato “famoso”, poiché tutti ormai mi conoscono e mi accolgono affettuosamente.


– La nostra redazione ama dedicare spazio all’arte e alla musica: che ruolo hanno in Africa all’interno della vita quotidiana? Non mancano personaggi di spicco come Youssou N’Dour, Ismael Lo o Baaba Maal, per citarne alcuni.
– Sono artisti considerati idoli, meta da raggiungere. E poi la musica in generale respira quel clima di pace e serenità che noi definiamo comunemente “Pays Teranga”. Infine, ci sono strumenti come il “Tama” (tamburo) a rendere la musica parte integrante della nostra quotidianità.


Religione e spiritualità da sempre accompagnano il nostro cammino. Qual è il tuo rapporto con la fede?
– Sono un musulmano praticante e credo fortemente in Maometto. In Senegal seguo la comunità del “Mouride”, nella quale ho incontrato Serigne Touba, la mia guida spirituale, un uomo apprezzato e stimato da tutti noi.


– Concludendo la nostra piacevole chiacchierata, cosa prevedi per il tuo prossimo futuro? Progetti, speranze e magari qualche sogno nel cassetto…
– Semplicemente tornare nella mia terra, lavorare lì e ritrovare la quotidianità dei miei affetti.


– Grazie Nando! È stato veramente bello averti con noi e ti salutiamo con una riflessione targata Karen Blixen:” Il respiro del panorama era immenso. Ogni cosa dava un senso di grandezza, di libertà, di nobiltà suprema. Lassù si respirava bene, si sorbiva coraggio di vita e leggerezza di cuore. Ci si svegliava la mattina, sugli altipiani, e si pensava: eccomi qui, è questo il mio posto”.
– Grazie a voi di ECCLESIA! Saluto tutti voi con una delle mie celebri frasi durante le mie uscite, ricordando che Nando è una persona “chic, di boutique” …

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