Arresto cardiaco.

a cura di Vittorio Falli

Controllate l’assenza del polso carotideo per almeno 10 secondi. Per individuarlo ponete l’indice e il medio sul pomo d’Adamo dell’infortunato (che ha il capo esteso), quindi fate scivolare lateralmente i polpastrelli delle due dita esercitando una leggera pressione sul collo fino a percepire la pulsazione dell’arteria carotide. Se con questa manovra non si avvertono pulsazioni per almeno 10 secondi, siete con ogni probabilità di fronte a un arresto cardiaco.

Con l’infortunato disteso su un piano rigido, ponete i palmi delle mani sovrapposti sulla parte inferiore dello sterno. Affinché la manovra sia efficace occorre che la persona sia adagiata su un piano rigido, come il pavimento o un tavolo. Se il soggetto si trova a letto, non perdete tempo cercando di spostarlo, ma prima di procedere al massaggio inserite un supporto rigido, come un vassoio, tra il materasso e le spalle. Le vostre braccia devono essere tese, i gomiti bloccati e le dita sollevate; in questo modo premete ritmicamente sullo sterno spostando in avanti il peso del corpo: ripetete 60 volte al minuto se è presente un soccorritore oppure 80 volte al minuto se i soccorritori sono due.

Non staccate mai le mani dallo sterno, nemmeno nell’intervallo tra due compressioni successive. La pressione esercitata sullo sterno deve provocare uno spostamento verso la colonna vertebrale di 4-5 cm e deve durare circa 1/2 secondo (come l’intervallo). Durante il massaggio cardiaco il cuore si trova compresso tra due strutture rigide, la colonna vertebrale e lo sterno; in questo modo il sangue in esso contenuto viene spinto nelle arterie (è quanto accade anche nella contrazione sistolica). Nel momento in cui si interrompe la compressione sternale si verifica un’espansione elastica del torace e del cuore, con l’effetto di richiamare il sangue dai vasi venosi al cuore, come nella normale diastole.

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