Massimo Alberti, Croce Rossa.

a cura di Alessio Peluso

“La tua professione non è ciò che ti fa portare a casa la tua paga. La tua professione è ciò che sei stato messo al mondo a svolgere con tale passione e intensità che diventa spirituale nella sua chiamata…” Sono parole penetranti quelle di Vincent Van Gogh che probabilmente troveranno conferma, nell’esclusiva intervista con Massimo Alberti, soccorritore – esecutore, da tanti anni volontario presso la Croce Rossa, impegnata anch’essa in una missione, anzi in una vera e propria vocazione, nell’ambito di un’emergenza mondiale chiamata Corona Virus.

– Ciao Massimo Alberti e grazie di aver accettato il nostro invito in questo delicato momento storico.
– Grazie a voi, non potevo certo rifiutare, contento di essere qui!


– Partiamo subito facendo un balzo all’indietro: quando comincia l’avventura di Massimo Alberti in Croce Rossa e cosa ti ha spinto ad aderire a questo progetto?
– Avevo 18 anni nel 1975 e degli amici con i quali uscivo in compagnia, un anno più grandi di me, avevano già aderito a questa associazione; vedevo il loro coinvolgimento emotivo e la loro voglia di aiutare, sentivo i loro racconti. Loro stessi mi hanno accompagnato a fare la domanda di accesso e tutt’ora li ringrazio. Purtroppo, diversi di loro non ci sono più, ma rimarranno sempre nel mio cuore.


– Ora ti ritrovi nel mezzo di una realtà, quella lombarda, così complicata. In quale momento hai percepito che l’emergenza Corona Virus sarebbe stata devastante?
– Dai primi giorni a Codogno, dove si vedevano crescere i contagi a vista d’occhio e sapendo che non c’era un vaccino, si capiva che la situazione sarebbe degenerata rapidamente. Anche perché eravamo in contatto con i nostri colleghi di Bergamo che ci descrivevano scene apocalittiche.


– L’Italia è in difficoltà, tante le vittime e i contagiati, turni di lavoro più lunghi del solito. Una volta tornato a casa quali sono le tue sensazioni, ma soprattutto dove trovi la forza di ripartire il giorno dopo?
– Anche oggi è andata! Ma il pensiero è sempre ai familiari in continuo pericolo a causa della mia attività e ai 7/14 giorni successivi, perché l’incubazione del virus ha quel periodo. I miei colleghi che ne hanno avuto la possibilità, per evitare rischi, hanno spostato moglie e figli dai genitori, oppure dai suoceri.


– Specialmente all’inizio ha regnato la confusione: a partire dalla scienza che faticosamente sta cercando contromisure, passando per informazioni contraddittorie. Ora però, abbiamo la certezza che bisogna indossare le mascherine: come usarle in modo corretto?
– Questo è uno dei punti dolenti, spesso volontariamente sottovalutato! Inizialmente anche certi medici, dichiararono che le mascherine dovevano essere indossate solo da pazienti con sintomi, oppure positivi, ma hanno dovuto correggere il tiro, perché non avevano fatto i conti con i pazienti asintomatici, che sono pazienti positivi, ma che non hanno sintomi e che sono in grado, a loro insaputa, di contagiare. Le mascherine devono essere indossate da tutti!

Devono coprire naso e bocca e hanno una durata. Le mascherine chirurgiche dovrebbero essere gettate dopo l’uso, ma a causa di una penuria di esse si tende a riutilizzarle. È pericoloso però, se il virus contagia la parte esterna della mascherina; se questa viene toccata si rischia di diventare portatori oppure infettarsi se le mani vengono portate involontariamente verso la bocca, il naso e gli occhi. Solo le mascherine FFP3 possono essere riutilizzate dopo una sanificazione, ma anche loro hanno una vita: dopo alcune ore consecutive di utilizzo vanno gettate.


– Il falso mito che questa pandemia fosse destinata solo agli over 60 e a chi avesse patologie pregresse è stato smentito. Il pericolo è presente anche per i più giovani. Che messaggio manda loro Massimo Alberti?
– Questo virus uccide!  Sono a rischio tutte le persone che hanno patologie pregresse, ma purtroppo, anche persone molto giovani, senza patologie, hanno perso la vita. L’unico modo per evitare contagi e non rischiare, è tenere le distanze, e per farlo bisogna stare a casa. Chi esce mette a rischio la propria vita, quella di altre persone e commette un reato!


– Ne verremo fuori, ma ci vorrà tempo e pazienza. Come credi cambierà la nostra vita, i nostri rapporti e il nostro modo di vivere?
– Gli Italiani, non tutti, fanno fatica a rendersi conto della gravità della situazione, visto che continuano a uscire non rispettando le indicazioni; tante generazioni di nonni e nonne non ci sono più! Sicuramente ne verremo fuori completamente e con sicurezza quando sarà creato un vaccino, perché fino ad allora come dimostrato dal ritorno del virus in Cina, non potremo stare tranquilli. La nostra vita cambierà notevolmente invece, a causa della gravissima crisi economica.


– Grazie Massimo Alberti della tua disponibilità e del prezioso servizio che svolgi, per conto della Croce Rossa. Un abbraccio sincero a voi, da tutti i nostri lettori.
– Grazie di cuore! Continuiamo il nostro cammino fiduciosi di vincere questa dura battaglia. Un caro saluto a tutti i lettori!

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