Squadra di calcio anni '70 a Porto Cesareo.

a cura di Cosimo Baldi e Oronzo Greco

La foto in bianco e nero, scattata da Massimiliano Rizzello a metà degli anni ’60, ritrae dodici tra adolescenti e quasi maggiorenni in pantaloncini di vari colori. Indossano una maglietta a strisce verticali nere e azzurre. Sei in piedi, cinque flessi sulle ginocchia e uno disteso per terra, in presa, su un ruvido pallone di cuoio a tinta unita. Alcuni calzano scarpe da calciatore, altri esibiscono le scarpe di tutti i giorni. Deduco che questi ragazzi hanno racimolato soldi sufficienti per comprare solo le magliette; i pantaloncini e le scarpe sono personali.

Tutti insieme formano una squadra di calcio alla quale ovviamente non può mancare l’accompagnatore (o l’intruso di turno), abbronzatissimo, in piedi, il primo a sinistra. Nel campo di calcio non si intravede traccia alcuna di erbetta, in compenso abbonda pietrame sparso, di vario tipo e dimensione. È una foto che appartiene al mio passato e che attiva in me una miriade di ricordi mai sopiti: frammenti di immagini dell’infanzia e dell’adolescenza si ricompongono, prendono corpo e incominciano a scorrere sempre più nitidi nella mia mente. Inizia un viaggio a ritroso nel tempo lungo 60 anni.

Mi vedo tra tanti bambini, tutti miei amici, in ammollo a nuotare e a giocare per ore nel mare, nelle infuocate giornate d’estate, incuranti delle labbra ormai da tempo diventate violacee e delle dita raggrinzite, segno evidente di una prolungata permanenza in acqua. Solo le urla minacciose di mamma o di papà ci convincono ad uscire docilmente e immediatamente dall’acqua. Con i barattoli vuoti della conserva di pomodoro (buatte) andiamo a pesca di cuggiuni (pesciolini da frittura) e con il pociu (un ampio retino) peschiamo li caritule (piccolissimi gamberi trasparenti), ottime per una gustosa frittura. (segue seconda parte)

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