Vittorio De Pace, palombaro attivo per l'autonomia di Porto Cesareo.

a cura di Alessio Peluso

Un’arte nobile e particolare allo stesso tempo, che oggi rivediamo nella più comune idea del subacqueo immerso continuamente nelle acque del mare. Esiste però una figura meno nota ai più giovani che prende il nome di palombaro, l’antenato del subacqueo. Munito di un’attrezzatura specifica chiamata scafandro (tuta composta da gomma e dai grossi scarponi zavorrati, adatti per potersi muovere nei fondali marini), ha caratterizzato fortemente la storia di Porto Cesareo, soprattutto se il suo nome è Vittorio De Pace.

Nato il 3 febbraio 1922, anno in cui Mussolini è incaricato dal re Vittorio Emanuele III di formare un nuovo governo, si colloca in un periodo storico particolarmente teso, tra I e II conflitto mondiale. Sposato con Elena Rizzo, da cui ebbe 4 figli, quali Anna Rita, Claudio, Caterina e Gianfranco, svolgeva con dedizione l’antico mestiere del palombaro. Sarà però il suo stesso lavoro a portarlo alla morte il 30 agosto 1962, mentre svolgeva le sue consuete attività marine: infatti, a causa di un guasto improvviso alle attrezzature di bordo, mentre conduceva una battuta di pesca delle spugne nella marina di Salve, perse la vita.

Vittorio De Pace in azione, nella sua attività da palombaro.

Ma perché Porto Cesareo gli deve così tanto onore? Ovviamente la risposta va oltre la vita quotidiana dedicata alla famiglia e al lavoro. Vittorio De Pace fu parte attiva durante il periodo in cui Porto Cesareo iniziava il suo lungo cammino e le numerose battaglie che portarono il 16 maggio 1975, ad essere un comune indipendente da Nardò. Eletto consigliere comunale, oltre ad avere a cuore la categoria dei pescatori, si prodigò in ambito politico ponendosi come portavoce del movimento autonomistico in seno al Consiglio di Nardò.

La sua morte a soli 40 anni, non gli ha permesso di vivere in prima persona quel sogno, ma l’8 giugno 1975, mentre l’intero paese si era riunito vicino Torre Cesarea per festeggiare, Raffaele Sambati, primo sindaco cesarino disse:

E non possiamo dimenticare, in questo storico momento, quegli amici che non sono più fra noi, e che nell’autonomia credettero fermamente. E, fra loro, ricordiamo particolarmente l’amico Vittorio De Pace. Caro Vittorio, oggi sentiamo che le tue ossa scuotono il sepolcro e fremono di gioia e par che dicano con il poeta – Della festa… anch’io son parte -. Ebbene caro Vittorio, godi anche tu la meritata parte di vittoria, e se la nera parca non ti avesse teso il glauco agguato, oggi anche tu saresti in mezzo a noi, esultante e felice”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *