Don Vincenzo Zagà.

Alla scoperta di uno straordinario personaggio nella storia di Porto Cesareo, Leverano e di coloro che lo hanno potuto conoscere.

a cura di Alessio Peluso

Ma chi era in realtà Don Vincenzo? Per comprendere meglio è necessario scavare nel passato, alla ricerca di preziose informazioni, che possiamo attingere dall’unica persona a lui molto vicina, ancora in vita. Si tratta di Rita Zagà, la sorella 90enne, classe 1930. È la più piccola della famiglia, in quanto Linda, Vincenzo, Raffaella e Rosario hanno già lasciato questo mondo.

Peccato non poter incontrare personalmente Rita, in quanto la perenne crisi sanitaria ce lo impedisce, così si opta per la più classica delle chiamate telefoniche. È sbalorditivo constatare la lucidità delle risposte e l’essere così ferrea nel richiamare ogni data in maniera così precisa.

Il padre Giosuè Zagà chiamato al fronte.

Scopriamo che Rita è stata una brava insegnante di Scuola Media a Porto Cesareo tra il 1963 e il 1972. L’allora scuola non aveva la collocazione attuale, giunta agli inizi degli anni ’80, ma si districava tra qualche aula annessa o nelle vicinanze dell’attuale Scuola Elementare, oppure in qualche sede privata.

Nell’immagine Giosuè Zagà.

I genitori erano Giosuè Zagà, classe 1880, esperto nell’arte del legno e nella costruzione di mobili per l’arredamento casalingo; la madre Consolata Martina, nata nel 1890, amava lavorare il telaio e l’uncinetto, non disdegnando di insegnare questa antica e nobile arte ai fanciulli più volenterosi. La loro unione matrimoniale si compie nel 1906 a Leverano e da lì daranno vita ad una famiglia numerosa.

Ma la serenità familiare dura poco, in quanto con l’avvento della Prima Guerra Mondiale, Giosuè è chiamato al fronte, precisamente nel Veneto, vicino al fiume Piave. Resterà in battaglia costruendo trincee sotterranee tra il 1914 e il 1918, anno della conclusione del conflitto. Tornerà a casa con qualche mese d’anticipo, in quanto colpito da una violenta scheggia, non è in grado di continuare il suo servizio per lo stato.

Don Vincenzo Zagà: dalla devozione della nonna al sacerdozio.

Don Vincenzo, nato il 2 novembre 1912, intanto aveva già 6 anni e con il passare del tempo manifestava una predisposizione religiosa abbastanza marcata. Probabilmente, oltre alla fede e disponibilità dei genitori, è soprattutto la nonna Raffaella Greco ad incidere; era una donna pia e devota, che costernava la sua vita di preghiera e infondeva nel piccolo nipote, la sensazione che intraprendere il percorso religioso, sarebbe stata la scelta giusta. E così fu.

Terminate le classi elementari, entra in seminario, per poi proseguire gli studi a Molfetta. Ama studiare, a maggior ragione per quello che risulta il grande sogno della sua vita, ovvero diventare sacerdote. Tutto si materializza il 24 settembre 1938 a Brindisi, quando è ordinato sacerdote ed in famiglia si organizza una meravigliosa festa. Sarà invece la chiesa madre “Santissima Annunziata” di Leverano, dove celebrerà la sua prima messa.

Così come il padre per Don Vincenzo Zagà, arriva la chiamata al fronte.

Ben presto però, data l’eccellente media negli studi, il vescovo, gli assegna il compito di insegnare presso il seminario di Brindisi matematica e latino. Si dimostra all’altezza del compito, fino a diventare direttore dello stesso seminario, anche se nel frattempo come accaduto da giovane al padre, incombe l’ombra di un altro grande conflitto mondiale che si concretizza tra il 1939 e il 1945. Anche Brindisi vive il terrore delle bombe, degli attacchi aerei, la paura di perdere la propria vita. Così durante i numerosi bombardamenti, anche il seminario viene pesantemente colpito e il vescovo è costretto a spostare la sede da Brindisi ad Ostuni. Qui viene seguito dalla sorella Rita, che stava ultimando i suoi studi scolastici.

Don Vincenzo Zagà diventa parroco di Leverano nel 1952.

Finito l’incubo della guerra, finalmente agli inizi degli anni ’50, precisamente nel 1952, è nominato parroco della Santissima Annunziata a Leverano; sostituisce Don Giuseppe Miglietta, originario di Novoli, e giunto al termine del suo percorso religioso.

È da questo momento in poi che inizia un cammino di vita dedito ai più bisognosi, ai poveri e soprattutto alla fascia più giovanile, per la quale si prodiga non solo spiritualmente, ma anche materialmente, aiutando molti ragazzi ad inserirsi nel mondo del lavoro.

Don Vincenzo Zagà durante la celebrazione del matrimonio.

In quegli anni, durante il periodo estivo, organizza dei pullman, stracolmi di ragazzi che avevano numerosi problemi familiari e giudiziari, portandoli con sé dalla mattina fino al tramonto a Porto Cesareo, presso “Lu Cavuertu” (zona scalo d’Alaggio), dove trova una struttura utile ad ospitarli ed offrire loro ristoro durante le piacevoli giornate al mare.

Nasce l’Istituto Pio XII a Porto Cesareo.

È un compito faticoso quello di Don Vincenzo, che dopo qualche anno capta che quell’iniziativa stagionale, può diventare qualcosa di ancora più importante. Infatti, viene a conoscenza che proprio in quei posti tanto cari a lui e ai ragazzi, c’è un terreno di circa 3000 metri da poter acquistare. Si mobilita immediatamente, trovando conforto nell’aiuto morale ed economico di Don Giuseppe Paladini e Don Antonio Zecca, oltre alla propria madre Consolata, che appoggia l’idea del figlio.

Siamo alla metà degli anni ’50 quando l’idea di Don Vincenzo Zagà inizia a prendere corpo ed è egli stesso a collaborare in prima persona alla costruzione del primo stabile, che accoglierà i ragazzi in difficoltà e che prenderà il nome di “Istituto Pio XII”. Seguirà a qualche anno di distanza un’altra costruzione, allo scopo di aiutare nella formazione scolastica ed agevolare il compito dei numerosi educatori.

L’improvvisa morte e la fine di un sogno.

Anche in Calabria, nei pressi del Monte Sila, nasce un’altra realtà dedita all’accoglienza e che prende il nome “La Consolata”, presumibilmente come ringraziamento alla madre per il prezioso aiuto fornito. Come già detto in precedenza invece, la concessione del campo sportivo a Porto Cesareo avverrà agli inizi degli anni ’60.

Lo potremmo definire il decennio d’oro di Don Vincenzo Zagà, impegnato socialmente e integrato anche sportivamente nel nostro territorio; purtroppo il 28 gennaio 1971, un infarto improvviso spegne ogni velleità e progetto. Inizia una difficoltosa battaglia burocratica per la famiglia Zagà, la quale riesce a conservare solo l’Istituto Pio XII, portato avanti per i due anni successivi dal medico Enrico Olla, marito della sorella Rita, scomparso nel 2019.

Sindaco di Leverano tra il 1984 e il 1992, accompagna i tanti ragazzi, perlopiù provenienti dal carcere di Bari, fino al momento della chiusura del “Pio XII” e al conseguente smistamento presso altri centri d’accoglienza.

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