Salentini all'interno dello stadio di Wembley

Oltre il calcio, le emozioni e la passione che legano come un filo diretto Porto Cesareo e il Salento alla terra inglese.

a cura di Diego Orlando

Vivo in Inghilterra ormai da quasi sette anni, di cui due vissuti a Londra dove lavoro come Ingegnere Meccanico in una consulenza edile. Precedentemente ho vissuto a Brighton, dove ho ottenuto una Laurea ed un Master in Ingegneria Meccanica alla University of Sussex. Con Maela e il nostro meraviglioso gatto “Zuzu” viviamo a Dulwich, la nostra oasi felice a Londra. Da un anno un altro cesarino, Gioele, e la sua Alessandra ci hanno raggiunti nella capitale.

Corsa al biglietto, destinazione Wembley Park.

Venerdì 2 Luglio, a Londra sono da poco trascorse le 10 di sera, l’Italia ha appena battuto il Belgio 2-1 a Monaco. Primo pensiero a caldo: la semifinale a Wembley! Ci impiego un po’ per riuscire ad accedere ai biglietti, tra server sovraccarico, biglietti finiti e poi rimessi in vendita, sudo freddo. Ma ce la faccio: riesco ad assicurarmi un biglietto. Sabato mattina, riusciamo ad acquistare anche quelli dell’altro Cesarino della serata, Gioele, e delle nostre rispettive metà, Maela e Alessandra. Arrivano i biglietti elettronici, i nostri posti sono nel Block 111… Curva, a due passi da quella che nel primo tempo sarà la porta difesa da Gigio. Fomento.

Salentini a Wembley, lo spettacolo è già fuori dallo stadio.


É il Match – day, Martedì 6 Luglio. Appuntamento a casa di altri amici di lunga data, expat come noi, a Pimlico, quartiere dal caratteristico stile Regency, vicino Victoria Station. Ed é da qui che comincia la nostra avventura. Victoria line per Green Park, poi la Jubilee. Destinazione Wembley Park. Il fiume azzurro trova nelle decine di linee della “Underground” Londinese i suoi canali. Ma la sua foce è una, ed è Wembley.

Arriva l’onda azzurra, visioni mozzafiato.

L’onda azzurra vista dall’alto della scalinata di Wembley Park Station é mozzafiato. Decine di stewards, poliziotti e assistenti ci guidano verso lo stadio usando i megafoni, ma il “po po po po” avvolge Wembley e qualsiasi linea metropolitana, rendendoli obsoleti. Piccola pausa “make up facciali” abilmente fatti da Alessandra, due meravigliosi hot dog per me e Maela, salutiamo gli altri e ci dirigiamo verso i controlli. Prima quelli relativi ai tamponi o vaccini (il cosiddetto NHS Covid Pass) e successivamente ai biglietti. Passiamo il Gate F, siamo dentro.

Salentini a Wembley, una foto che non ha bisogno di ulteriori commenti.

Primo obiettivo: la birra. Gioele, d’esperienza, suggerisce di prenderle anche per dopo. Non deve ripetermelo due volte. Ad un passo dagli spalti, alcuni stewards preposti al controllo degli accessi ci informano che gli alcolici non sono ammessi oltre quel varco. E questo è un problema, perché non manca molto all’inizio e le birre vanno finite. Maela e Alessandra ci abbandonano al nostro destino, noi le raggiungiamo un paio di minuti dopo in assetto “inglese medio allo stadio”.
Raggiungiamo i nostri posti, fila 17, dal 262 al 265. Ci sediamo. Alziamo lo sguardo. Wow.

Altri salentini a Wembley, poi l’Inno di Mameli.

Maela urla: “Guarda chi c’é!” Era il magico Rocco, proprietario de “La Pizzica Restaurant”, ristorante Salentino a Fulham, nonché sede del Lecce Club di Londra. Celebrazione iniziale, carina sì, ma la Wembley azzurra freme per il momento più catartico del prepartita. L’inno. Inizia quello spagnolo seguito con entusiasmo dagli Iberici. Ma adesso é il nostro momento: l’Inno di Mameli. Ogni Italiano sente la responsabilità di farlo sentire al mondo, con orgoglio. L’atmosfera é incredibile, davvero, anzi inspiegabile. Come spesso accade siamo fuori tempo con gli undici azzurri in campo, pazienza, tanto il sì finale magicamente lo urleremo insieme.

Calcio d’inizio, lo spettacolo è sugli spalti.


Calcio d’inizio! Si parte con il possesso degli iberici, ed è il preludio a ciò che accadrà durante la partita. Al suo termine infatti, le statistiche sul possesso palla reciteranno un’eloquente 70% spagnolo. Ci é chiaro dai primi minuti che la sfida non differirà molto da quelle precedenti con la Spagna, al di la del risultato finale, spesso caratterizzate da uno schiacciante possesso spagnolo, reso possibile dalla fluidità e precisione nella costruzione delle manovre.

Manovre che invece risultano macchinose tra le file azzurre. Molta imprecisione, siamo più lenti, ed un poco ispirato Immobile non ci aiuta. Senza tregua le due curve opposte intonano cori o scatenano tempeste di fischi quando l’avversario approccia la propria area. Al netto di qualche spauracchio da entrambe le parti, il primo tempo si conclude con tanta Spagna e poca Italia, anche se l’imprecisione e la poca cattiveria sotto porta degli spagnoli rende il loro possesso sterile (merito anche di qualche intervento difensivo).

“Tir a gir” di Chiesa, salentini a Wembley in delirio.

La voce é andata e bisogna ricarburare. Pausa birra e via con il secondo tempo. Di fronte a noi adesso la porta è difesa da Unai Simon. Bravo! Ma Gigio è di un’altra categoria. Siamo verso il sessantesimo, ennesima azione spagnola terminata con la sfera tra i guantoni spinosi di Donnarumma, che di fretta “lancia” Verratti, il quale allarga a sinistra verso Insigne che effettua un filtrante per Immobile, Laporte in scivolata lo anticipa, ma Chiesa arriva prima di tutti, si accentra spostando la palla sul destro e con un magistrale “tir a gir” insacca la palla alla sinistra di Simon. Wembley é in delirio. Avevamo l’impressione che la presenza azzurra nelle tribune fosse decisamente superiore, al gol ne abbiamo avuto la conferma. La vista così nitida del pallone che si insacca, Chiesa che corre verso la bandierina, urla, cori, le bandiere tricolore sventolate. Tutto ciò e meraviglioso.


Il match ricomincia con qualche offensiva da entrambi i lati, anche se il pallino del gioco rimane tra gli spagnoli, finché all’80’ un triangolo perfetto Morata-Olmo-Morata lascia di stucco sei azzurri con il numero 7 spagnolo che spiazza Donnarumma. É delirio spagnolo. Al 90’ ci arriviamo come solo noi sappiamo, ma in fondo il catenaccio e contropiede é un nostro marchio di fabbrica. I due tempi supplementari mantengono lo stesso copione, ma con orgoglio e un pizzico di fortuna raggiungiamo i rigori, che in terra albionica si traducono in “penalties”. La tensione é alle stelle: ero così pieno di adrenalina che ho iniziato a fare skip alto e basso. Io, esercizi fisici, quando mai?

Calci di rigore, lacrime e tensione alle stelle.


Lancio della monetina. Giorgione Chiellini indica la nostra porta, boato della curva azzurra. Boato che si trasforma in silenzio quando si presenta sul dischetto il primo tiratore, Locatelli. Simon intuisce l’angolo e respinge il primo rigore italiano. Panico. Segue Olmo, probabilmente il migliore degli spagnoli nei 120 minuti. Ma ai rigori un’altra storia: palla in curva. Urla di sollievo azzurre. A loro seguono le realizzazioni di Belotti, Moreno, Bonucci, Thiago Alcantara e Bernardeschi.

Arriva il turno dell’uomo più bersagliato di questo europeo, l’unico in grado di unire le tifoserie avversarie, già protagonista di questo match con il gol del pareggio spagnolo. Dalla nostra curva piovono urla, fischi, sbracciamenti, e qualsiasi altro metodo di distrazione. Come per tutti gli altri rigori spagnoli d’altronde, ma con più enfasi. I cori contro Morata hanno accompagnato l’intero evento, sugli spalti, nei bagni dello stadio, nella metro, per le strade. Il suo rigore non potrebbe essere accompagnato altrimenti. Parte la rincorsa, calcia basso e poco angolato, Gigione Nazionale intuisce e para. Mi esce qualche lacrima. Si intuisce il panico tra gli avversari, mentre siamo parte attiva dell’entusiasmo italiano a Wembley. Il mio skip inutile continua, ho le ginocchia a pezzi.

Jorginho segna il penalty decisivo e parte il coro azzurro – salentino.

Salentini a Wembley, la festa è appena cominciata.


Si presenta Jorginho, se segna siamo in finale. É successo tutto in modo strano, quasi di fretta. Jorginho prende la rincorsa, temporeggia e aspetta un cenno da Simon, poi con la freddezza di un giaguaro ed un pizzico di nonchalance da calciatore navigato, spiazza il portiere spagnolo che accenna un tuffo a destra insaccando la palla alla sua sinistra. É il delirio. La Wembley azzurra si stringe in un abbraccio unico dal quale parte il nostro tanto amato “po po po po po po po”, mentre gli azzurri corrono sotto la curva. Lacrime, abbracci, baci. Sento di amare tutti. Solo l’intervento degli stewards ci porta a lasciare gli spalti.

Fuori dallo stadio é una bolgia di tifosi italiani in festa, una visione meravigliosa. Scopriamo subito che era la fila per la metropolitana, ma pazienza, ci siamo goduti la festa (l’impeccabile organizzazione inglese ha comunque reso relativamente veloce lo svuotamento dell’area). In questo corteo azzurro conosco altri ragazzi pugliesi e salentini, anche loro immigrati a Londra. La festa continua nella stazione della metro, e nei treni, l’entusiasmo italiano é implacabile!

Salentini – post Wembley: spaghetti, aglio, olio e peperoncino.

Gioele e Alessandra riescono a prendere l’ultimo treno della Metropolitan Line che li porta a casa. Noi facciamo il percorso inverso dell’andata, con Astrid e Ludovica (dovevamo passare da casa della prima a prendere zaini e borse lasciate dopo lavoro). Molti tifosi sono scesi, tra cui “Ludi”, nel silenzio della metro quasi vuota arriva il colpo di genio di Maela: “Ao regá, se famo du spaghi aglio, olio e peperoncino?” Ad Astrid ed io brillano gli occhi, questa “Notte Magica” non poteva avere finale migliore. Arrivati a casa, incontriamo Patrizio, fratello di Astrid, anche lui allo Stadio, e anche lui propone “Spago?”. Coincidenza? Non credo.

Lo spaghetto aglio olio e peperoncino notturno é un concetto fondamentale dello “starter pack” di ogni Italiano. Con il tricolore sbavato sul viso e gli occhi stanchi, provati dalle troppe emozioni, mangiamo questi meravigliosi spaghetti.
Poi taxi, casa, nanna. Notti magiche.

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