Tabacchine del Salento, proseguono il loro incessante lavoro.

a cura di Vanessa Paladini

L’attività delle tabacchine del Salento ha avuto un ruolo chiave all’interno del comparto produttivo. Le operaie chiamate “tabacchine” sono state una categoria altamente combattiva: uniche lavoratrici ad esprimere l’esasperazione di un sistema politico-agrario-economico, malsano e permeato dallo sfruttamento. La giornata lavorativa cominciava ogni mattina, alle 7 in punto e con il suono acuto di una sirena.

Un minuto dopo tale ora, il portone d’ingresso alla fabbrica veniva chiuso e alle ritardatarie, alle quali non era minimamente concesso di giustificarsi, non rimaneva che tornare a casa. All’interno della sala di lavorazione ciascuna operaia svolgeva un compito preciso.

Vi erano le “spulardatrici” addette a separare le foglie di tabacco; le “cernitrici” addette a dividere le foglie in base al tipo di appartenenza e al colore; le “spianatrici” che stendevano le foglie di tabacco e, una volta composte a mazzetti, le consegnavano alle “torchiatrici” per la confezione delle ballette. Le operazioni, supervisionate dalla “maestra”, ossia la dirigente della fabbrica, venivano svolte nel massimo silenzio.

Il lavoro si interrompeva a mezzogiorno per riprendere un’ora dopo e concludersi alle h. 16.30. Il prolungamento del lavoro non veniva retribuito e spesso era alimentato da alcuni sotterfugi, ai quali si aggiungevano profonde carenze contrattuali e latitanza di legislazione previdenziale.

L’immagine in alto è emblematica: tante tabacchine del Salento, proseguono il loro incessante lavoro.

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