Vacanze romane a Porto Cesareo.

Come i turisti vivono la nostra terra? Ce lo racconta in esclusiva Samuel Nocera, originario di Genzano di Roma.

a cura di Samuel Nocera

Parlare di Porto Cesareo, o meglio, di “Cisaria” non è mai stato facile per me. E non lo è mai stato sin da quando ho avuto la fortuna di avere i primi approcci con questa bellissima comunità, nel 2018, anno in cui per l’ennesima volta un gruppo di giovani cesarini venne a Genzano di Roma, la mia città natale e di vita (nel mio dialetto si direbbe “natu, cresciutu e pasciutu a Genzano”), per un’esperienza tutta particolare assieme alla comunità dei Fatebenefratelli.

Non ho mai dato un’accezione negativa al fatto che io avessi difficoltà a parlare di quanta bellezza ci fosse nei rapporti che ho saputo instaurare con la comunità parrocchiale ma anche locale, avendo avuto modo di conoscere anche persone esterne alla vita cristiana di Cisaria.

L’approdo a Porto Cesareo durante il disastro meteo del 2019.

Il mio primo vero approccio delle vacanze romane a Porto Cesareo? A novembre del 2019: la piccola cittadina del Salento era appena stata colpita da una violenta ondata di maltempo. Una tromba d’aria aveva distrutto mezzo paese, i muretti di cinta del lungomare sradicati dal terreno, alberi caduti, acqua in tutti i locali. Ho inseguito un sogno, i sentimenti, le emozioni di quel momento (che non rinnegherò mai). Ho deciso di venire comunque perché c’era un qualcosa che andava oltre al semplice conoscere la realtà di Porto Cesareo.

Poi il Covid, questo maledetto virus che ci ha allontanati più di quanto la distanza fisica già facesse. Un anno e mezzo lontano da questa terra, un tempo che ha portato tristezza e nostalgia. Fino a questa estate in cui ho avuto modo di realizzarvi ben due soggiorni, uno di due settimane a giugno e l’altro recentemente, l’ultima settimana di agosto.

Vacanze romane scoprendo la semplicità di Porto Cesareo.

Mi sono sentito un turista particolare, perché tutto sommato non ho mai avvertito la lontananza da casa, perché ho ritenuto la stessa Cisaria “casa”. Sin dal soggiorno di giugno, ho ben compreso quanto la mentalità sia decisamente diversa da quella con cui mi confronto quotidianamente a Roma. Una mentalità, un pensiero fatto di semplicità, dimostrata da quei gruppetti di anziani che ogni giorno stazionano per le strade, fuori le case e chiacchierano. Si raccontano le loro giornate, parlano delle loro famiglie e, anche se sei “forestieru” (si dice nel mio paese), ti salutano e ti dicono “Ciao beddrhu”.

La semplicità che sta nel ritrovarsi il giovedì presso il mercato settimanale, anche se giovani; cosa che non accade dalle mie parti, dove il mercato viene visto esclusivamente come luogo di vecchi e “sfigati”. Per essere grande occorre assolutamente fare shopping in via del Corso, a Roma, o in via Condotti.

Ho sperimentato la bellezza che c’è nell’essere chiamati all’improvviso e sentirsi dire “sciamu a mare osce”. Così dopo mezz’ora sei già in spiaggia insieme ad altri dieci amici e amiche. Ho visto come sia alquanto “normale” ritrovarsi in centro, comprare una puccia e mangiarsela insieme semplicemente sul muretto. Nella realtà che vivo invece sembra quasi d’obbligo dover frequentare locali “top” e stellati, perché è necessario mettere la storia su Instagram per apparire.

“Cisaria intra lu core”, l’essenza delle vacanze romane.

Non mancano certamente le pecche, come in ogni realtà, ma ho visto come con poco la gente del posto sa dimostrarsi altamente superiore. Ecco perché è difficile parlare di Cisaria, soprattutto come turista. Perché il turista viene per divertirsi, io lì in mezzo ai miei amici sento di vivere l’essenza della felicità, consapevole che non è sempre tutto “rose e fiori” e che bisogna impegnarsi ogni giorno per stare bene con se stessi e con gli altri, anche a chilometri di distanza.

Non dimenticate mai di sperimentare la bellezza nella semplicità del cuore. Un abbraccio a tutta Cisaria, al suo splendido mare e alla sua splendida gente. Un grazie immenso a tutti e tutte coloro che credono in me, a dimostrazione dell’affetto che la comunità cesarina sa donarmi ogni volta che mi intrufolo in città. Cisaria intra lu core!

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