Chiesa rupestre di Sant'Angelo a Mottola

Unica in quanto presenta due differenti piani ipogei, con quello inferiore destinato ai defunti. All’interno della chiesa rupestre di Sant’Angelo tre navate seguite da tre absidi.

a cura di Vanessa Paladini

A Mottola, a 200 m dalla masseria Casalrotto, è ubicata la chiesa rupestre di Sant’Angelo. La volta dell’edificio è sorretta da tre pilastri di tufo, mentre la struttura, di forma rettangolare, presenta tre navate terminanti in tre absidi. Sebbene l’umidità e la completa oscurità abbiano compromesso lo stato di conservazione del ciclo iconografico della chiesa, nel primo archivolto sono visibili i frammenti di un affresco palinsesto.

Si intravedono, sotto l’intonaco, una Madonna in trono con Bambino e parte del volto di San Pietro. Sull’esterno invece spiccano, vestiti di rosso, due angeli in volo. Entro una cornice a foglie stilizzate, sulla stessa parete, sono due San Silvestro e nel secondo archivolto, a destra, si scorge la scena del martirio del Santo e l’iscrizione CARNIFICES.

Sulla parte sinistra vi è invece il Battesimo di Gesù. Segue un altro dittico con San Vito e San Paolo con relative iscrizioni e, al di sotto, resti di altri affreschi palinsesti. Sulla parete di fondo, nella calotta absidale destra vi è un Cristo Pantocratore, seduto in trono, tra la Vergine e San Giacomo Apostolo.

Nella mano sinistra il Cristo reca un libro aperto con frammenti di un’iscrizione: EGO SVM A ET, mentre sull’estradosso compaiono due angeli accompagnati da CHERVBIN. Nell’abside centrale, con scritte esegetiche, si scorge un altro Cristo Pantocratore tra la Vergine e San Giovanni Battista.

Nella terza abside i frammenti del volto dell’Arcangelo Gabriele.

Più compromessa è la terza abside della quale rimangono solo i frammenti del volto dell’arcangelo Gabriele. Altri affreschi sono visibili sul pilastro che separa la navata sinistra dove si scorge un San Giorgio a cavallo (S GEORGIVS); sul secondo pilastro della navata destra la testa di un Santo e di una Santa con diadema turrito.

Sul soffitto, di fronte ai resti di un affresco picconato raffigurante Santo Stefano, vi è un tondo con al centro un’aquila nera, con aureola e libro tra le zampe, simbolo dell’evangelista Giovanni.

Bibliografia: C. D. FONSECA, Due regioni una civiltà. La vita in grotta tra Puglia e Basilicata, Congedo Editore, Galatina 2019, pp. 111-116.

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