Colonie a Porto Cesareo.

Tanti i ragazzi che Don Vincenzo Zagà accolse nelle cosiddette colonie a Porto Cesareo. In particolare dalla provincia di Bari e Foggia.

a cura di Salvatore Muci

Il sacerdote Don Vincenzo Zagà da Leverano, oggi in diocesi Brindisi – Ostuni, possedeva in località Colmonese nella frazione di Torre Cesarea, comune di Nardò, un territorio con più ettari, acquistato dalla famiglia leveranese dei Perrone – Livraghi, che a loro volta nell’immediato dopoguerra lo avevano rilevato dall’Opera Nazionale Combattenti (O.N.C.); i fondi appartenevano alla masseria Colmonese, ma un tempo, fino alla fine del primo evento bellico, erano di proprietà della Beneficenza di Nardò.

Dopo la Prima Guerra Mondiale, la suddetta masseria in seguito alle soppressioni degli enti morali, tra cui quella guidata dal sindaco neretino, fu aggiudicata all’asta dall’Opera Nazionale Combattenti. Sui fondi acquistati la ricca famiglia vi costruì una masseria, quella del Primo Ponte. E’ il primo canale della Bonifica che si incontra sulla riva della litoranea che conduce da Porto Cesareo sino a Torre Lapillo.

La parte di terreni che Don Vincenzo Zagà riuscì a comprare, volle dedicarla ai ragazzi socialmente disadattati. Tra la metà degli anni ’50 e i primi del ’60, altri preti si contraddistinsero in favore di questi ragazzi più deboli. Essi si rivolsero all’Opera dell’Ente Riforma Fondiaria, con gli uffici siti in Torre Cesarea.

Colonie a Porto Cesareo e non solo…

Qui vi era un tempo la Villa Rosanna della famiglia Longo da Guagnano, oggi vi è l’Hotel “Riva del Sole” di Oronzo Paladini. Uno di questi religiosi fu il primo parroco di Porto Cesareo, Don Lorenzo Marzio Strafella, che oltre ad avere terre verso Boncore, si operava per portare benefici verso la gente del posto; altri furono Don Pasquale Rizzo da Copertino che mise tutto il suo impegno alla costruzione dell’Istituto del Fanciullo di Boncore (Nardò); Don Giuseppe Metrangolo da Guagnano che invece prestava aiuto a tante giovani famiglie contadine. Spesso quest’ultime lavoravano nei poderi di Trappeto – Cortirossi e Sanzara, siti a destra e sinistra della Porto Cesareo – Veglie.

Altra immagine storica delle Colonie a Porto Cesareo.

Ritornando a Don Vincenzo Zagà, portò conforto e aiuto morale a tanti ragazzi, costruendo su tal terreno delle palazzine, presso “Lu Cavuertu”, allora irto di macchia mediterranea. Altri fabbricati si innalzarono nella zona delle Ville Bonifiche d’Arneo, al di là della strada.

I maestri provenienti dalla vicina Leverano.

Nei suddetti fabbrichi c’era la scuola dei ragazzi del riformatorio e noi che passavamo nei dintorni, notavamo delle sbarre in direzione delle finestre; i maestri invece, venivano dalla vicina Leverano. Nelle altre stanze si svolgevano i Cineforum, con i ragazzi accompagnati dagli istruttori, che guardavano i film delle pellicole disponibili. C’erano vari tipi di tempo libero o svago, come ad esempio i biliardini, tavoli da ping – pong o strumenti per poter suonare.

Vicino era sita la cappellina per la preghiera. Per il resto vi era la mensa e i dormitori per i ragazzi e i loro accompagnatori; gli uffici, tra cui quello di Don Vincenzo, si trovavano negli altri edifici. Molti di quei ragazzi erano soprattutto della provincia di Bari e Foggia, molto meno delle altre, qualcuno invece era proveniente dalla Basilicata.

C’era un campetto per giocare a calcio, ma spesso i ragazzi si vedevano nel disputare le loro partite sulla spiaggia di Porto Cesareo. A folti gruppetti erano per le vie del centro, con i loro educatori. Tutto questo è ciò che si ricorda dei ragazzi delle colonie, nel periodo che va dalla metà degli anni ’60 a primi del ’70.

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